Sono 660 le ore di servizio sottratte all’ospedale San Giacomo di Monopoli da medici, infermieri e operatori tecnici che, da ottobre 2018 a gennaio 2019, si sarebbero assentati dal posto di lavoro per andare a fare acquisti, al bar o nelle case al mare. Con le loro condotte i 46 indagati, 13 dei quali destinatari di misure cautelari degli arresti domiciliari e 20 dell’obbligo di dimora, avrebbero causato anche un danno economico alla ASL di Bari, quantificato in 25 mila euro.

Nell’inchiesta è coinvolto anche un parcheggiatore che abusivamente stazionava all’esterno dell’ospedale e che «in più occasioni è stato sorpreso ad inserire il cartellino magnetico» di un’ infermiera. Le indagini dei carabinieri, partite dopo le segnalazioni di alcuni cittadini che lamentavano disservizi all’ospedale di Monopoli, si sono avvalse di videoriprese con cinque telecamere installate ai varchi di accesso della struttura sanitaria, i cui dati sono stati poi incrociati con la documentazione acquisita negli uffici della direzione amministrativa. Gli accertamenti, coordinati dal procuratore aggiunto Lino Giorgio Bruno e dal sostituto Chiara Giordano, hanno consentito di ricostruire le modalità con le quali gli indagati si assentavano fino ad alcune ore, grazie a false registrazioni dell’entrata e dell’uscita, facendo cioè timbrare il proprio cartellino a familiari, colleghi o conoscenti. In alcuni casi giustificavano, con false dichiarazioni, la mancata registrazione per «avaria della scheda, dimenticanza, smarrimento». A tre autisti di ambulanza arrestati è contestato il reato di peculato per aver utilizzato i mezzi di servizio «per fini diversi da quelli istituzionali».

A causa del coinvolgimento di diversi medici e di responsabili di unità operative nell’inchiesta sull’assenteismo nell’ospedale di Monopoli che ha portato ai domiciliari 13 persone, alcune sedute operatorie previste per oggi sono state rinviate. Lo rende noto il direttore generale della Asl di Bari, Antonio Sanguedolce, che assicura l’uso delle sale operatorie per altri interventi. «Pertanto – precisa Sanquedolce – le sale operatorie non sono ferme perché la direzione medica di presidio con il supporto di altri Direttori di unità operative ha evitato il mancato utilizzo delle sale chirurgiche per intervenire su altri pazienti urgenti». La direzione generale «ha offerto, e continuerà ad offrire – precisa ancora – massima collaborazione alle Autorità Giudiziarie competenti, e assicura, come già fatto per i casi Molfetta, la massima celerità nell’apertura dei procedimenti disciplinari previsti per legge e nella sospensione cautelare dal servizio prevista dalla legge a carico di tutti coloro che hanno abusato della loro qualità di dipendenti pubblici».

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