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«Marco Jacobini governava la banca con lo sguardo». È una delle rivelazioni fatte agli inquirenti della Procura di Bari che indagano sulla malagestione della Popolare di Bari da Benedetto Maggi (vice responsabile della Direzione Crediti). Sentito il 17 dicembre 2019, il testimone ha spiegato «l’attuale potere di fatto della famiglia Jacobini».

Stralci delle sue dichiarazioni sono riportati nell’ordinanza di arresti domiciliari notificata oggi a Marco e Gianluca Jacobini. «Appare evidente – si legge negli atti – che la struttura della banca è ancora sottoposta al controllo di fatto della famiglia Jacobini. Appare pertanto necessario e urgente impedire che tale potere illecito impedisca il risanamento della Banca con i devastanti effetti sull’economia meridionale. In particolare il potere di fatto della struttura imprenditoriale impedirebbe l’emersione dei dati contabili necessari per identificare le cifra necessarie per il risanamento della banca».

Maggi ha spiegato che «i rapporti con il più grande cliente della banca (il gruppo Fusillo, per il cui fallimento alcuni ex dirigenti della BpB sono indagati per bancarotta) con un impressionante esposizione debitoria di centinaia di milioni veniva gestito da Gianluca Jacobini privo dei poteri che lo legittimavano al contatto con il cliente». E ancora ha rivelato che«Marco Jacobini, pur non avendone alcun titolo, partecipava al comitato crediti», le cui verbalizzazioni «erano falsificate per non far emergere la presenza della famiglia Jacobini non legittimata a essere presente». Ha ribadito che «vi era un potere assoluto del duo Marco e Gianluca Jacobini e che l’intera rete dei capi distretto è stata decisa come esercizio di potere di fatto da Gianluca Jacobini, il quale avrebbe anche provato a contattare Maggi dopo le sue dichiarazioni alla Banca d’Italia».


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