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Era stato presentato come il Bike sharing 2.0 per la città di Bari. Un progetto che avrebbe permesso al Comune di aprire 34 stazioni con centinaia di bici a disposizione, con una gestione privata e un finanziamento una tantum da parte dell’amministrazione.

Dopo i furti e gli atti vandalici, il Bike sharing 2.0 doveva essere una ripartenza. Ma alla fine dopo anni dalla pubblicazione e dall’assegnazione della gara di appalto, tutto è stato annullato. Con una delibera di giunta in cui vengono spiegate le motivazioni.

Dopo l’aggiudicazione del bando, l’azienda privata doveva presentare un progetto definitivo ed esecutivo, con la sistemazione delle stazioni e i relativi spazi pubblicitari. Nel frattempo però è cambiata la normativa sull’impiantistica pubblicitaria e questo è entrato in contrasto con il bando stesso del bike sharing. In sostanza il privato chiedeva gli spazi pubblicitari in prossimità delle stazioni (come previsto dal bando) circostanza che però entrava in contrasto con il nuovo bando sull’impiantistica pubblicitaria. Sono partiti i ricorsi. Che hanno portato il Comune a prendere una decisione.

“L’interesse pubblico connesso al riordino dell’impiantistica pubblicitaria sull’intero territorio comunale – si legge nella delibera –  risulta prioritario rispetto all’attuazione del sistema in concessione del servizio di bike sharing per le ragioni che seguono:
– la procedura della concessione per il bike sharing in ragione delle soluzioni proposte dall’aggiudicatario e dall’estrema difficoltà di individuare una soluzione esecutiva che riesca a contemperare le altre necessità dell’amministrazione, finisce per divenire un ostacolo per il corretto esplicarsi delle logiche concorsuali in un settore che la normativa nazionale e comunitaria vuole pienamente assoggettato al regime del libero scambio. Questo scoraggia l’apertura del mercato a nuovi operatori del settore per via dell’incertezza indotta dalle azioni conflittuali posti in essere dal soggetto aggiudicatario;
– l’interpretazione degli atti di appalto da parte dell’aggiudicatario – in ragione del continuo ritenere impercorribile soluzioni che siano in linea con le previsioni del bando del bike sharing e sostanziatosi nel volere insistere nell’individuare (da parte dell’aggiudicatario) contrariamente alle previsioni degli atti di gara, localizzazioni “ostative” all’ingresso di altri operatori pubblicitari – finisce per avere quale unica logica il creare una segmentazione del mercato pubblicitario introdotta con un appalto avente finalità, caratteristiche e funzioni completamente differenti da quelle per l’impiantistica pubblicitaria”.

Il Comune inoltre ha intenzione di modificare l’approccio con il bike sharing, considerando nuove forme di sharing anche per i sistemi di micromobilità elettrica, come i monopattivi, i segway, gli hoverboard. “Inoltre, la scelta di un sistema integrato free floating (gli utenti prendono i mezzi, le usano e le lasciano dove vogliono in città), eviterebbe la necessità di realizzare velostazioni consentendo una maggiore libertà di movimento agli utilizzatori consentendo anche un recupero di risorse da parte dell’Amministrazione”, si legge ancora nella delibera.

Nel frattempo la società  privata che si è aggiudicata il bando ha diffidato l’amministrazione « ad esprimersi sulla reale volontà dell’Ente di perseguire e finalizzare la Concessione del servizio di bike sharing per la Città di Bari […] comunicando – da ultimo – che in mancanza di un chiaro riscontro procederà senza indugio ad adire la competente Autorità Giudiziaria per sentire condannare il Comune di Bari al risarcimento di tutti i danni subiti e subendi ed attualmente in corso di quantificazione, non escludendo l’invio degli atti alla Magistratura contabile per la valutazione del danno erariale”.


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