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Le informazioni diffuse dalla stampa sul nuovo decreto per il contenimento del coronavirus preoccupano i librai baresi. Secondo le anticipazioni del Corriere della Sera le librerie potranno alzare la saracinesca da martedì prossimo, 14 aprile, rispetto alle altre attività commerciali che gradualmente potrebbero ripartire dopo il 4 maggio.

Dal quartiere Madonella di Bari la libreria Prinz Zaum, in via Cardassi, ha scritto una lettera al sindaco e presidente Anci Antonio Decaro: “Caro Sindaco, noi le chiediamo di esprimersi in merito e di farlo anche come presidente dell’Anci affinché i librai e i lettori non vengano esposti al rischio pandemico al solo scopo di rappresentare la foglia di fico della ripresa culturale”.

Buongiorno Sindaco, apprendiamo da notizie diffuse a mezzo stampa che è al varo la proposta di riaprire le librerie dal prossimo martedì. Non è il caso in questa sede di analizzare le ragioni di questa proposta e a chi gioverà realmente, ma vorremmo invitarla a riflettere sulla situazione paradossale che potremmo vivere da qui a pochi giorni. Lei, Sindaco, ha gestito, anche con atti eclatanti, la difesa cittadina dalla pandemia invitando a restare a casa, sanzionando gli spostamenti non motivati da urgenza, controllando passo dopo passo il territorio, esponendosi in prima persona a mezzo social. Ora, mentre sono ancora in vigore i decreti che impediscono gli spostamenti se non per necessità impellenti, da martedì si chiederebbe a noi lavoratori e ai nostri fruitori di tornare a muoverci per le vie di Bari per raggiungere le nostre librerie. I nostri amici che volessero venire in libreria cosa dovrebbero scrivere sull’autocertificazione? Impellente bisogno di Camus? Inderogabile bisogno di Hegel? A quanti metri dovrebbero abitare quelli che ci vengono a trovare?

Il Governo, nel formulare questa ipotesi, ha probabilmente recepito una lettera che ha recentemente circolato a firma di alcuni scrittori e grossi editori, circa la necessità di garantire “la cura delle anime” e i “denti spirituali”. Ma Lei e molti altri sindaci, a differenza del Governo, conosce il tessuto cittadino e sa bene che i lettori non sono anime circolanti nell’aere ma corpi circolanti per strada. Le librerie non offrono merci come i supermercati ma occasioni di scambio e di incontro, la scelta di un libro viene discussa con i librai e le libraie, i consigli di lettura avvengono per contatto diretto, per passaggi di mano. Come è possibile riaprire senza prima aver dato indicazioni sulla sanificazione dei locali, sui dispositivi di sicurezza, sulla presa d’atto delle gravi perdite economiche che stiamo vivendo?

Quando è stata autorizzata la consegna a domicilio dei libri da effettuarsi a carico di corrieri o degli stessi esercenti, abbiamo deciso di praticarla senza affidarci ai corrieri, perché abbiamo ritenuto che i corrieri sono lavoratori come noi e che non fosse il caso di appesantire il loro rischio lavorativo per il nostro interesse economico – per altro bassissimo dato che il guadagno dalla vendita di un libro ammonta intorno al 30% del prezzo di copertina. Abbiamo fatto le consegne direttamente noi assumendoci in prima persona il rischio, senza esporre i nostri dipendenti, e – pur adottando tutte le precauzioni necessarie –, lo abbiamo fatto con paura, con ansia, scoprendo che chi ci ordina i libri abita a molti chilometri di distanza dalla nostra libreria e copre un’area che va da San Girolamo a Torre a mare. Lei vuole veramente che queste persone escano di casa già adesso?

Sappiamo bene che la fase 2 e la fase 3 in risposta alla pandemia dovrà contemplare ingressi contingentati nei locali commerciali, distanze di sicurezza, areazione degli spazi, adozione di alcuni presidi sanitari. Per molti esercizi una ripresa di questo tipo sarà una disfatta economica perché garantirà non più del 10% dell’attività pregressa con ripercussioni gravi sulla tenuta finanziaria che comprende non solo gli stipendi ma anche il pagamento degli affitti, delle utenze, delle fatture di acquisto.

Il Governo ci promette di accedere a un credito che sarà un nostro debito. Noi in risposta ci promettiamo di fare di più e meglio ma stando nel particolare delle nostre attività che non sono generiche e equiparabili ad altri esercizi. Le librerie sono dei presìdi culturali che vivono solo nell’esercizio di cura del pubblico, nella creazione di comunità culturali e sociali, che svolgono promozione della lettura, eventi, dibattiti, occasioni multidisciplinari in concerto con altre associazioni e gruppi informali. Quando una libreria viene disarticolata da questo tessuto connettivo, quando non si guarda al complesso di attività che svolge e la si riduce a mero luogo di vendita delle merci non solo si tradisce il ruolo che riveste nel territorio ma si fa finta di non vedere la differenza tra consumo e fruizione, tra cliente e cittadino.

Caro Sindaco, noi le chiediamo di esprimersi in merito e di farlo anche come presidente dell’Anci affinché i librai e i lettori non vengano esposti al rischio pandemico al solo scopo di rappresentare la foglia di fico della ripresa culturale. Noi non abbiamo mai smesso di fare cultura, abbiamo continuato a dialogare con la nostra comunità di lettori attivando tutti i mezzi a nostra disposizione, abbiamo continuato a lavorare senza alcuna certezza di sostegno economico, ma non abbiamo intenzione di esporci al solo scopo di fingere una ripresa culturale delle anime che ci potrà essere davvero solo quando sarà possibile la messa in sicurezza di tutti i corpi. (Foto facebook Prinz Zaum)


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