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In questi giorni di emergenza sanitaria, a soffrire della condizione di costrizione sono anche e, in particolar modo, i più piccoli. Bambini e bambine privati, da un giorno all’altro, della propria quotidianità e dalle proprie abitudini fatte di attività scolastiche ed extrascolastiche. Tra i giovani cittadini anche ragazzi e ragazze, che si ritrovano a fare i conti con una realtà sempre più difficile da gestire. Restare a casa, rinunciare ai propri amici, alle lezioni frontali, alle attività sportive, ma non solo. Il Covid-19 si è portato via tutti quegli stralci di normalità cui adulti e più piccoli erano abituati, andando a gravare sulle emozioni e sulla psiche di molti, soprattutto dei più piccoli.

“In questo periodo triste e pieno di malinconia durante il quale siamo costretti a restare a casa, penso a tante cose, mi sembra di essere in un film, tutto è tranquillo e poi ci si ritrova in una situazione complicata” – ha raccontato la piccola Carol. In effetti, per i più piccoli, la sensazione è quella di vivere una delle avventure raccontate nei loro film preferiti, nonostante molti non abbiano idea di come dar forma, nel proprio immaginario, all’attuale minaccia. “Quando penso al coronavirus mi viene in mente la parola domino. Nel domino, come in città, parte tutto dal primo tassello, che viene spinto e fa cadere tutti gli altri” – ha raccontato Alice che, nel riferire le proprie emozioni, non ha negato di sentirsi a volte triste, a volte felice e a volte persino arrabbiata, perché nonostante il tempo da trascorrere a casa con la sua mamma e un bel giardino nel quale giocare, sente la mancanza dei suoi amici.

La malinconia è una nota pungente che contraddistingue quasi tutti i pensieri, con essa anche la noia, a cui molti non erano più abituati a causa dei ritmi frenetici della vita quotidiana. Diletta, 7 anni, ha raccontato che non vede l’ora di sconfiggere il virus perché “così possiamo ritornare alla vita normale e possiamo uscire e incontrare gente”. Mariarita invece, dopo aver rivolto un pensiero ai dottori dedicando loro un disegno in cui li ringrazia per quello che fanno, racconta con ferma convinzione e durezza che per lei il coronavirus è “come un pallone da calciare via lontano”.  Alessandro, invece, racconta il suo modo di vivere questo periodo attraverso un disegno della Basilica di San Nicola: nella sua opera non c’è nessuno, solo il virus che cammina. “Sto vivendo questo brutto momento benino perché, seppur annoiandomi, sto con la mia famiglia e riesco a collegarmi con gli amici su una piattaforma elettronica che mi ha cambiato la vita – spiega – passo le giornate studiando, preparando dolci con mia madre, creando lavoretti e disegni, stando con i miei  animaletti e giocando con loro, oltre che con la mia famiglia e mio fratello. Spero di vedere tutti i miei amici, tornare a scuola e, infine, ritornare a giocare a calcio, ma soprattutto spero di poter tornare al campo estivo e di non restare chiuso in casa anche d’estate!”.

Manuela, la più grande tra tutti, racconta invece, con un testo di fantasia, la storia di Ulisse, un cane che all’improvviso si ritrova a dover passeggiare senza incontrare i suoi amici a quattro zampe e che, di punto in bianco, perde la propria fedele amica a causa del virus. Manuela narra la solitudine di questi giorni e lo fa attraverso gli occhi dell’animale, che incontra di nuovo la sua padrona dopo aver perso la vita e, guardando dall’alto gli esseri umani, si rende conto di quanto sia cambiato il modo di vivere degli uomini a causa dell’emergenza sanitaria.

Insomma, i bambini e i ragazzi si trovano in una situazione difficile, perché privati, per cause di forza maggiore, del diritto al gioco e al confronto, sia scolastico, sia rivolto ad attività extra curriculari, come sportive e ricreative. I messaggi di speranza sono tanti, soprattutto sono molti gli inviti a restare a casa e a seguire le regole per poter tornare presto ad abbracciarsi e a giocare. “Il coronavirus ci costringe a rispettare le regole; ciò che mi aspetto dal futuro è questo: tutti torneremo a riabbracciarci a scambiarci il saluto con la mano o con un bacio, con la consapevolezza che questi piccoli gesti sono importanti – ha concluso Giorgio – però le mani continueremo a lavarcele anche dopo che sarà passato questo pericolo”.


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