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“Partecipare allo studio” di sieroprevalenza dell’Istat “significa usufruire gratuitamente della possibilità di controllare sia il proprio stato immunitario che l’eventuale stato di portatore del virus, visto che in caso di positività si è invitati anche ad eseguire il tampone”. E’ l’invito che il professore Pierluigi Lopalco, epidemiologo a capo della task force pugliese per l’emergenza coronavirus, rivolge agli italiani che in questi giorni, contattati telefonicamente, stanno rifiutando di sottoporsi al test.

“Ha destato stupore – prosegue Lopalco – il rifiuto di molti a partecipare allo studio, probabilmente a causa di una insufficiente comunicazione preventiva che spiegasse bene i vantaggi di partecipare ad una indagine del genere. Insomma, in un Paese in cui a gran voce si chiedono test diagnostici e in qualche regione si sono viste le file per fare, a pagamento, gli stessi test, essere selezionati nel campione dello studio avrebbe per molti significato vincere il biglietto di una lotteria”. L’epidemiologo prosegue: “Per questo motivo tanti si chiedono: ma se diventa complicato convincere i soggetti estratti nel campione a sottoporsi al test, non sarebbe meglio offrirlo liberamente a chi avesse voglia di farlo? Perché non testare un campione di soggetti volontari?  Purtroppo è il concetto di campione rappresentativo che ci impedisce di seguire questa via, senza dubbio più veloce ed economica. Per ottenere un campione di una popolazione rappresentativo, cioè che in piccolo rifletta le stesse caratteristiche della popolazione originaria, bisogna necessariamente procedere utilizzando degli schemi di estrazione casuale. Se non si procedesse in questo modo, non avrei garanzie che il campione estratto rappresenta davvero la popolazione e in sostanza non saprei che farmene della misurazione ottenuta nel campione”.


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