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“Non si fa che colpevolizzarci, ma perché non si pensa anche agli anziani che ormai frequentano circoli senza alcun controllo?”. I giovani baresi, da settimane nel mirino delle istituzioni a causa della movida e degli assembramenti vietati, rispondono di petto alle accuse nei loro confronti. Molti gli esperti che in merito hanno lanciato l’allarme, tra questi anche Pierluigi Lopalco, responsabile della task force per l’emergenza coronavirus in Puglia, il quale, durante la trasmissione Agorà, in onda su Rai3, ha dichiarato che “gli effetti eventuali della movida non li vedremo tra una settimana, ma almeno intorno a metà giugno”.  Secondo Lopalco infatti, bisognerà attendere almeno 3 settimane per vedere le conseguenze di questa ripartenza, in quanto il virus circola in modo subdolo e inapparente tra i giovani. Ma cosa ne pensano i giovani? Siamo andati ad ascoltarli.

Non se ne può più, si stanno accanendo contro noi, ma lasciano passare moltissime altre cose. Vogliamo parlare degli anziani che si riuniscono nei locali, per giunta senza mascherine? Non ne parla nessuno e sono le persone più a rischio. Nel mio gruppo usiamo tutti le precauzioni, anche perché nessuno di noi ha intenzione di essere veicolo di trasmissione del virus”, ha commentato Angela, 25enne.

Lo stesso pensiero è condiviso da altri, per i quali l’assenza di fiducia nei confronti delle nuove generazioni sta portando al centro della discussione temi che fanno passare in secondo piano altre problematiche più gravi. “Penso che si stia esagerando. L’emergenza l’abbiamo avuta, è stata brutta, ci siamo spaventati tutti, però in questo momento in Puglia abbiamo circa 10 nuovi contagi al giorno con una miriade di guariti, su 4 milioni di persone: per me l’abbiamo superata. Si parla di questo, ma non del giro di prostituzione che ha riaperto i battenti, senza alcun tipo di precauzioni previste per il caso. Basta passare con l’auto per alcune zone per rendersene conto, trovo assurdo che facciano storie per i giovani e non per questo”,  ha commentato invece Donatella, 30enne.

La rabbia e la sensazione che si stia esagerando però non è condivisa da tutti. Daniele, per esempio, invita ad essere responsabili. “Penso che con le dovute precauzioni si possa fare tutto, in questi ultimi anni si è data poca fiducia ai giovani. Certo un genitore però deve essere anche in grado di saper riconoscere i limiti del proprio figlio e se ritiene che quest’ultimo sia irresponsabile ha il dovere di farlo restare a casa! – ha commentato il 15enne. Il pensiero è condiviso anche da Carola, 18enne, per la quale la riapertura di negozi e locali è stata necessaria per far ripartire il paese. “Capisco la sofferenza e lo stress a cui tutti siamo sottoposti a causa di questo virus e il bisogno di rivedere e riabbracciare amici o parenti. Purtroppo però vedo che molte persone non si rendono conto della situazione che abbiamo vissuto e che stiamo tutt’ora vivendo. Il non rispettare le regole, come molti fanno, potrebbe comportare gravi rischi. Ad oggi tutti dovremmo pensare al senso civico, a tutti coloro che ancora oggi sono malati o hanno perso i propri cari e dovremmo pensare anche a sostenere il nostro paese come meglio possiamo. Sono felice che finalmente stiamo ripartendo, dopo questo periodo prolungato di quarantena, penso però che sia necessario continuare ad applicare le norme impartite dallo Stato al fine di poter tornare a passeggiare per le strade senza aver paura di ammalarsi” – ha commentato la ragazza.

“Incontrarsi in 3 o 4 ci sta, il problema è quando tanti piccoli gruppi si incontrano nello stesso posto creando assembramento e di conseguenza “movida”. In molti, tra amici stretti, non usano le mascherine, pensando forse ingenuamente che il virus tra amici non possa essere trasmesso. Sarebbe bello potersi abbracciare senza preoccuparsi dei rischi, ma lo Stato al momento ha dato direttive precise ed è necessario che tutti le rispettino senza prenderle sotto gamba. I rischi sono altissimi, non solo per la salute, ma anche per tutte le persone che si ritroverebbero di nuovo senza lavoro, come mio padre, che mi ha raccontato inoltre che da lui sul lavoro gli assembramenti ci sono eccome, ma nessuno ne parla, perché lavorare serve all’economia – ha commentato Andrea, 20enne.

Insomma, per i giovani questa ripartenza ha intrapreso strade contrastanti. Se da una parte ci sono quelli che, stanchi della situazione, stanno cercando di riprendersi i propri spazi, dall’altra ci sono invece ragazzi e ragazze preoccupati per il futuro, per i quali è necessario pazientare ancora un po’.  Il leit motiv comune però è, oltre la totale confusione derivata dal momento storico, anche la sensazione di non ricevere abbastanza fiducia da parte delle istituzioni. “Forse il Governo dovrebbe avere una linea più dura,  perché a mio parere ci sono tanti controsensi. Per molti è normale incontrare gli amici e sentirsi liberi di comportarsi come sempre, però è anche vero che controlli reali non ce ne sono. Ne parlano tanto, ma la realtà è che lasciano fare. Siamo tutti stanchi della situazione, ma non siamo tutti strafottenti, solo che se lasciano che accada, è normale che sempre più gente si sente in diritto di trasgredire le regole – ha  concluso sempre Andrea.


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