Cabtutela.it

Mozziconi di sigaretta, tappi di bevande, contenitori per alimenti monouso, cotton fioc, dispositivi di protezione monouso, materiale da costruzione: sul litorale pugliese si conta una media di 475 rifiuti per ogni 100 metri lineari di spiaggia. A svelarlo è l’indagine Beach Litter 2020, condotta da Legambiente e che censisce, annualmente, i rifiuti letteralmente “spiaggiati” su tutto il territorio nazionale: un fenomeno che sembra diffondersi a macchia d’olio, assumendo proporzioni enormi a livello globale e che rappresenta oggi una tra le più gravi emergenze ambientali.

A cadenza annuale Beach Litter indaga quantità e tipologia di rifiuti presenti sui litorali, tramite un lavoro svolto dai circoli di Legambiente e raccontato nelle numerose tappe di Goletta Verde, che fa il punto sulla salute di mari, laghi e fiumi. Un bilancio, quello presentato per quest’anno, che è tutt’altro che positivo: il Covid-19 rischia di vanificare i risultati ottenuti nella riduzione dell’usa e getta, benché il numero di rifiuti rinvenuti sia in lieve calo rispetto al 2019. In una spiaggia su tre, infatti, i volontari hanno raccolto guanti, mascherine e altri oggetti legati all’emergenza sanitaria.

Nel 2020, sono 28.137 i rifiuti censiti su 43 spiagge analizzate in 13 regioni, per un’area di 189mila mq. Tra questi, è in plastica l’80% dei rifiuti individuati, seguita da vetro/ceramica (10%), metallo (3%), carta/cartone (2%), gomma (2%), legno lavorato (1%) e altri materiali (2%). Cumuli di spazzatura causati da una cattiva gestione dei rifiuti nelle case, scarichi non depurati e dall’abitudine malsana di utilizzare i wc come pattumiera. In particolare, in Puglia sono state monitorate 5 spiagge, pari a circa 5.000 metri quadrati di area campionata: Strada del Baraccone (500 mq) a Bari, Porto Rosso (1.000 mq) a Monopoli, San Vito-Colonna (1.100 mq) a Polignano a Mare, Marchese (1.000 mq) a Maruggio e Lido Bruno (1.400 mq) a Taranto. Qui, i volontari hanno censito in totale 2.377 rifiuti, 475 ogni 100 metri lineari di spiaggia.

Tra le tipologie di materiali domina la plastica, pari al 72,1% del totale dei rifiuti, seguita da vetro/ceramica (7,4%), carta/cartone (7,1%), metallo (4,7%), legno trattato (2,9%), bioplastiche (1,9%) e materiali misti (1,1%). Il 32,9% dei rifiuti ha un’origine indefinita, frammenti che non possono essere associati a oggetti. La top ten dei rifiuti più trovati registra al primo posto pezzi di plastica (15,2%), a seguire tappi e coperchi (11,1%), mozziconi di sigarette (7,4%), reti per la mitilicoltura (5,1%), cotton fioc in plastica (4,0%), stoviglie usa e getta (3,8%), bottiglie e contenitori per bevande (3,5%), bottiglie e pezzi di vetro (3,4%), pezzi di polistirolo (3,3%), frammenti di carta non identificabili (2,7%). Tra le 5 spiagge risalta in negativo la spiaggia presso strada del Baraccone (foce sinistra del Parco Regionale di Lama Balice) a Bari, su cui si registra una quantità indefinita di materiale da costruzione come tegole e mattoni.

“Ai rifiuti tradizionalmente raccolti quest’anno si sommano guanti e mascherine, il cui abbandono sta vanificando anni di lotte per ridurre l’usa e getta – è il commento, a margine della presentazione dei dati, di Francesco Tarantini, presidente di Legambiente Puglia – Continuiamo a percepire l’ambiente come un ecosistema dal quale siamo separati, inquinandolo e offendendolo. Dobbiamo cambiare forma mentis, educando noi stessi e gli altri al rispetto del pianeta di cui siamo solo ospiti. La sfida più impegnativa è questa, che chiama in causa governi e industrie per promuovere stili di vita sostenibili e guidare i cittadini ad adottarli. Va inoltre evidenziata la necessità di dare gambe alla legge SalvaMare, ancora oggi in stallo al Senato, che permetterebbe ai pescatori di riportare a terra i rifiuti accidentalmente pescati”.

 


© RIPRODUZIONE ANCHE PARZIALE RISERVATA - Borderline24 Il giornale - Ti invitiamo a usare i bottoni di condivisione e a non copiare l'articolo.

ConfagricolturaBari
CattolicaBari

LASCIA UN COMMENTO:

Scrivi il tuo commento
Il tuo nome qui