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“L’emergenza sanitaria non è altro che il susseguirsi di una crisi che già stavamo vivendo”. Sono le parole, piene di rabbia e sconforto, di Marco Colella, vicepresidente Fiva Confcommercio Bari-Bat.

Cessazioni di attività, mercati vuoti, proposte inascoltate e dialoghi continuamente rimandati dalle istituzioni. Sono solo alcune delle problematiche che stanno vivendo i lavoratori del settore mercatale, in un contesto che, stando a quanto dichiarato da Colella, vede sempre più netta la distanza tra lavoratori e politica, che “risulta cieca e sorda alle problematiche effettive del settore, offrendo soluzioni sempre più palliative e meno concrete”, denuncia il commerciante.

“Le problematiche attuali le stavamo già avendo prima del lockdown – ha commentato Colella – negli ultimi anni abbiamo avuto tantissime cessazioni di attività, cessazioni che non si vedono, perché gli stalli vuoti vengono occupati da venditori spuntisti i quali  preferiscono non acquistare le attività restando nel precariato. Forse sanno già a cosa si va incontro? Infatti prima le nostre attività avevano un valore, ora, soprattutto con la crisi, nessuno vuole più investire sul nostro lavoro. Teniamo presente che il valore di un’attività corrisponde anche un Tfr comparabile alla pensione”.

Nello specifico Colella sottolinea, tra le altre cose, le problematiche relative al mercato del lunedì di via Portoghese nei pressi delle piscine comunali, in cui da 330 operatori si è scesi, nel 2019, a 270, numeri che sicuramente, specifica Colella, ad oggi sono cambiati in quanto, molti venditori hanno deciso di non parteciparvi più per via dei “costi superiori agli incassi”. Ad aggravare la rabbia dei lavoratori del settore, il fatto che era stato promesso lo spostamento del mercato, prevista per gennaio 2021, ad oggi però i lavori non sono ancora iniziati.

A risultare problematica è anche la questione del mercato di Carbonara, non privo di disagi per i cittadini, ma anche per gli stessi operatori, a causa di disagi per il parcheggio, che spinge gli acquirenti a scegliere altre forme di vendita. Ma non solo, Colella cita anche il mercato di via Caldarola, smembrato per l’emergenza Covid, in cui secondo lo stesso non ci sono più “pari opportunità di vendita tra gli operatori concessionari” e, inoltre il mercato del martedì di Palese, dove da 75 operatori autorizzati si è scesi a 22, conseguenza, a detta di Colella, della mancata riqualificazione del settore da parte delle istituzioni con una posizione, inoltre, scomoda da raggiungere per i cittadini.

“Abbiamo provato a dare un segnale facendo proposte, ma l’hanno presa come sfida, non come una problematica da risolvere insieme – ha specificato Colella – abbiamo chiesto lo spostamento del mercato in una zona più centrale del paese nel 2016. Palese non è l’unico caso in cui abbiamo avuto questo tipo di problematiche. Non ci sono mai stati incontri per risolvere. Aspettiamo tante risposte, molte volte lasciate sospese per anni, come ad esempio il pagamento dell’occupazione suolo pubblico in modo giornaliero, così come avviene per gli spuntisti, per i quali, se con il maltempo non aprono, non pagano, a differenza nostra, che paghiamo in ogni caso, comprese assenze per malattia. Si ha la presunzione di capire come funziona il settore senza avere la capacità di risolvere i problemi”, ha sottolineato Colella.

Un susseguirsi di incertezze che con l’emergenza sanitaria in corso, non stanno facendo altro che aggravare, come effetto domino, una situazione già in bilico da anni.

“Il fallimento non è solo nostro, ma anche delle istituzioni, perché non sono stati in grado di capire le motivazioni di questa moria di attività e per di più hanno delocalizzato i mercati. Siamo imprese, per la maggior parte a conduzione familiare, oltre che persone – ha commentato ancora Colella – in questo momento poi, con la pandemia, siamo sotto l’occhio del ciclone. La gente è diffidente, preferisce comprare altrove. I mercati si sono svuotati, nonostante il loro tenersi all’aperto dovrebbe offrire maggiore sicurezza. Abbiamo i nostri doveri e richiediamo dunque che vengano garantiti i nostri diritti. Inoltre offriamo un servizio alla comunità che oltre ad essere lavorativo è anche umano” – ha precisato Colella, che ha anche rimarcato più volte la presenza, da parte dei politici, di una sorta di presunzione nel voler capire e gestire una situazione che i lavoratori del settore conoscono meglio, poiché immersi a 360 gradi nei diversi contesti.

“Non si può pensare – prosegue –  di risolvere la crisi del settore e la moria delle attività facendo mercati serali, questi dovrebbero invece offrire valore aggiunto. Serve una riqualificazione dei mercati. L’amministrazione barese è sempre pronta all’innovazione e allora perché non creare una commissione con cui poter dialogare e in cui ci possano essere anche gli operatori del settore per cercare soluzioni insieme? Dato che il commercio ambulante barese registra più di 1361 postazioni, più i mercati giornalieri alimentari, con relativo indotto. Noi vogliamo continuare a lavorare, soprattutto vogliamo aiutare l’amministrazione a capire meglio i problemi che sta vivendo il settore per il futuro della nostra attività. Siamo pronti a rivederci non appena questa situazione di emergenza sarà finita”  – ha concluso Colella.


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