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Aumentano i casi di depressione in Puglia, a lanciare l’allarme è Vincenzo Gesualdo, direttore dell’Accademia di Psicoterapia della Famiglia di Bari. Dai più piccoli, agli adolescenti, includendo anche gli adulti: gli umori dettati dal cambio di abitudini dovuti alla pandemia non stanno risparmiando nessuno.

“Prima l’illusione, poi la delusione”. E’ così che Gesualdo ha spiegato ai nostri microfoni quanto accaduto in questi mesi in cui la salute dei cittadini è costantemente messa a repentaglio, sia per il Covid-19, sia per tutte le conseguenze ad esso connesse. Già lo scorso settembre, alcuni genitori avevano denunciato ai nostri microfoni il fenomeno dell’isolamento sociale dei propri figli, fortemente aggravato dalla pandemia. Ad oggi, la situazione non risulta arginata: didattica a distanza, smart working, ma non solo, anche precarietà economica, sociale e lavorativa, oltre che stravolgimento delle proprie abitudini e assenza delle proprie forme di “evasione”, come sport, musica o altre passioni. Sono solo alcune delle cause che da marzo scorso stanno andando a gravare sulla condizione psicologica e sociale dei cittadini.

“Abbiamo assistito ad una prima fase, quella del lockdown, in cui c’era senso di appartenenza, anelito unitario e identitario, con bandiere sui balconi, unione che ha permesso di superare quel primo momento di crisi – ha commentato Vincenzo Gesualdo – Poi ci siamo illusi, abbiamo ripreso in maniera esagerata quelle che erano le abitudini precedenti quotidiane. Quando è arrivata la seconda ondata, il sentimento comune è stato quello della delusione, in prevalenza negli adolescenti. In quel momento è emersa la rabbia”.

Quella rabbia, con delusione annessa, ha spiegato ancora Gesualdo, è sfociata in due fenomeni: nel primo caso, episodi di negazionismo o violenza, con adolescenti o adulti pronti, tra le altre cose, a non sottostare alle norme, come ad esempio non indossare la mascherina. Nel secondo episodi di chiusura, con aspettative deluse frustrate, rabbia implosa ed introiettata.

Ad aggravare la situazione, secondo Gesualdo, sarebbe l’assenza delle istituzioni e, in particolare, di un osservatorio utile a tracciare, soprattutto in questo momento storico, le casistiche specifiche. La depressione, va specificato, è la prima causa di disabilità a livello mondiale, in Italia coinvolge circa tre milioni di persone. In Puglia, stando a dati emersi da recenti ricerche, sono circa 116mila i cittadini, adulti, adolescenti e bambini, affetti da questa patologia. Numeri che, con la pandemia in corso e la necessità di sottostare a norme specifiche utili per il contenimento del contagio, sono in netto aumento, ma dei quali non si ha conferma certa.

“Mancano i numeri, mancano le percentuali e i dati specifici – ha sottolineato Gesualdo – In Puglia manca un osservatorio, non c’è rete psicologica destinata ad accogliere queste richieste. Chi può si rivolge a studi privati, chi non può a quelle pubbliche, che già normalmente sono sature, con la pandemia non possono rispondere a tutte le esigenze come vorrebbero. Serve agire adesso prima che i fenomeni di depressioni diventino acuti, portando a conseguenze più gravi” .

Gli attori, maggiormente coinvolti, sarebbero soprattutto bambini ed adolescenti, ma non solo, anche gli anziani e le donne vittime di maltrattamento, altro fenomeno nettamente aumentato da marzo in poi. Il periodo storico, dettato da costante “segregazione in casa”, porta questi ultimi a vivere in stato perenne di trauma, senza che la regione, inoltre, denuncia Gesualdo, intervenga in maniera concreta per arginare il fenomeno.

“Il benessere della persona deve essere centrale rispetto a tutti gli interventi della politica e della comunità – ha sottolineato Gesualdo. Secondo l’esperto, l’attenzione sarebbe puntata eccessivamente sugli aspetti epidemiologici, mettendo in disparte un tema che, al contrario, dovrebbe essere centrale, ovvero il comportamento delle persone.

“Abbiamo bisogno di capire qual è la salute psicologica dei cittadini, non solo in questo momento. La regione, come tutte le regioni d’Italia, avevano e hanno ancora la possibilità, con il primo decreto, di assumere a tempo determinato gli psicologi. Non tutti l’hanno fatto, la regione non si è proprio contraddistinta per questa opportunità che è stata data – ha concluso – Il virus cammina sulle gambe degli uomini, non dobbiamo stressare gli aspetti epidemiologici, quanto quelli dell’educazione alla convivenza civile , al rispetto dell’altro e di sé, invece questi temi sono stati completamente esclusi dall’agenda della pandemia. L’emergenza è una priorità, ma non può essere l’unica, in una politica sanitaria, la priorità dovrebbe essere la programmazione e questa passa dalla prevenzione. I rischi, se non si inizia a lavorare su questi aspetti, potrebbero essere gravissimi, soprattutto per più giovani”.


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