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L’accordo nazionale tra governo, Regioni e sindacati potrebbe sbloccare anche in Puglia la situazione e dare il via libera al contributo dei medici di famiglie alla somministrazione dei vaccini. Ma il problema principale resta l’approvvigionamento delle dosi, dopo l’annuncio di AstraZeneca del taglio lineare delle consegne del 15%.

La Puglia non ha intenzione di ricorrere a mercati “paralleli” per acquistare più dosi, se ci sarà la possibilità lo farà solo attraverso canali ufficiali. Niente intermediari, niente broker. Ieri, intanto, è arrivato il via libera al protocollo d’intesa nazionale tra medici di famiglia, governo e Regioni che definisce la partecipazione dei medici di base alla campagna vaccinale. L’accordo ha ottenuto l’adesione di tutti i sindacati. Il protocollo d’intesa “definisce – si legge – la cornice nazionale e le modalità per il coinvolgimento dei medici di medicina generale nella campagna di vaccinazione nazionale anti COVID-19, che dovranno essere successivamente declinate a livello regionale”. L’intesa, quindi, potrebbe sbloccare la situazione in Puglia, dove non c’è ancora accordo. Viene condivisa la “necessità – si legge nel protocollo – che nell’ambito degli accordi a livello regionale sia individuata, sulla base delle indicazioni e delle priorità definite dal Piano strategico vaccinale, la platea dei soggetti da sottoporre a vaccinazione da parte dei medici di medicina generale, in relazione alla fascia di età, alle patologie, alle situazioni di cronicità, alla effettiva disponibilità di vaccini, nonché le modalità logistiche/organizzative per la conservazione e la somministrazione del vaccino”.

L’intesa prevede inoltre che “l’approvvigionamento delle dosi di vaccino per ciascun medico di medicina generale dovrà avvenire in tempi certi e in quantità tali da consentire ad ogni medico la possibilità di garantire ai propri assistiti le somministrazioni del vaccino, coerentemente alle diverse fasi della campagna vaccinale ed ai relativi target di riferimento”. Il protocollo indica altresì che “laddove i profili organizzativi e logistici della vaccinazione anti Covid-19 da effettuarsi da parte dei medici di medicina generale non consentissero la vaccinazione presso gli studi, anche relativamente alla assenza di personale amministrativo e infermieristico, è previsto l’intervento professionale dei medici di medicina generale presso i locali delle aziende sanitarie (centri vaccinali) a supporto o presso il domicilio del paziente, da regolarsi negli accordi regionali”. Sarà il governo a retribuire i medici di base attraverso un finanziamento aggiuntivo ad integrazione del fondo sanitario nazionale; le tariffe, però, devono essere stabilite a livello regionale. Da oggi in Puglia inizia la vaccinazione di circa 160mila over 80 prenotati.


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