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Da oggi sabato 1 maggio e fino all’8 dicembre nella chiesa di San Giuseppe di Bari si può chiedere l’indulgenza plenaria, ossia la remissione di tutti i peccati. Questa sera si è tenuta la celebrazione alla presenza del parroco di San Giuseppe, don Tino, e dell’arcivescovo emerito monsignor Francesco Cacucci. Numerosi i fedeli che hanno partecipato, nel rispetto delle norme anti Covid.

L’indulgenza plenaria si può ottenere a determinate condizioni.  Non basta infatti “attraversare” le porte della chiesa. L’indulgenza viene concessa  anche agli anziani, ai malati, agli agonizzanti e a tutti quelli che per legittimi motivi siano impossibilitati ad uscire di casa, i quali – “con l’intenzione di adempiere le tre solite condizioni – nella propria casa o là dove l’impedimento li trattiene, reciteranno un atto di pietà in onore di san Giuseppe, conforto dei malati e patrono della buona morte, offrendo con fiducia a Dio i dolori e i disagi della propria vita”.

Anche chi «affiderà quotidianamente la propria attività alla protezione di san Giuseppe e ogni fedele che invocherà con preghiere l’intercessione dell’Artigiano di Nazaret, affinché chi è in cerca di lavoro possa trovare un’occupazione e il lavoro di tutti sia più dignitoso», potrà ottenere l’indulgenza. Ed ancora a chi mediterà per almeno 30 minuti “la preghiera del Padre Nostro, oppure prenderanno parte a un ritiro spirituale di almeno una giornata che preveda una meditazione su san Giuseppe». Anche pregare per «la Chiesa perseguitata ad intra e ad extra e per il sollievo di tutti i cristiani che patiscono ogni forma di persecuzione», utilizzando le «Litanie a san Giuseppe» o l’«Akathistos a San Giuseppe», permetterà di ottenere l’indulgenza, così come per coloro che «reciteranno qualsivoglia orazione legittimamente approvata o atto di pietà in onore di San Giuseppe» in particolare il 19 marzo, il 1° maggio, nella Festa della Santa Famiglia, nella Domenica di San Giuseppe (secondo la tradizione bizantina), il 19 di ogni mese e ogni mercoledì, giorno dedicato alla memoria del santo». Importante diventa anche la recita del Rosario nelle famiglie e tra fidanzati, che il decreto della Penitenzieria indica come condizione valida per ottenere l’indulgenza, così come «il compiere sull’esempio di san Giuseppe, un’opera di misericordia corporale o spirituale».


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