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Riapre con una nuova veste il Museo Archeologico della Città metropolitana che si trova all’interno del Monastero di Santa Scolastica. Il percorso di visita delle collezioni museali, già reso parzialmente fruibile con l’apertura del bastione nel 2014 e di alcune sale al piano terra nel 2018, si arricchisce oggi di un importante ampliamento al piano terra e al primo piano comprendendo in totale sei sale, oltre al Bastione cinquecentesco.

Con questa tappa si chiude un’importante fase della lunga e proficua collaborazione tra Città metropolitana di Bari e il Ministero della Cultura, istituzioni che in questi anni si sono impegnate congiuntamente nella realizzazione dell’ambizioso progetto di restituzione del Museo Archeologico al territorio metropolitano.

“Sono molto contento di poter dire che solo nella città di Bari – ha sottolineato il sindaco Antonio Decaro – senza tener conto dalla straordinaria vivacità e proposta dei comuni dell’area metropolitana, in poco più di dieci giorni, abbiamo riaperto e avviato eventi, mostre, luoghi che presentano Bari finalmente come una città con un’offerta culturale di grandissima qualità e versatilità, segno di una visione di crescita e sviluppo a cui lavoriamo ormai da anni e che neanche la peggiore delle pandemie, come quella che abbiamo vissuto, ha potuto arrestare”.

“Il Museo archeologico rivede finalmente la luce diventando punto cardinale nel tessuto urbano della città e suscitando nuovi e inediti stimoli rispetto al discorso, sempre aperto, sull’identità culturale di Bari – ha dichiarato Francesca Pietroforte -. Riaperte le sue porte ha l’ambizione di diventare scrigno ma anche fabbrica dell’esperienza, punto focale di un più ampio discorso culturale, nonché destinazione turistica. Santa Scolastica potrà diventare immagine della città da offrire ai suoi cittadini e ai visitatori più o meno temporanei. Questo avverrà quando si avrà piena consapevolezza di quanto siano strettamente connesse funzione museale e rappresentanza del luogo”.

Il nuovo percorso museale punta alla valorizzazione del patrimonio archeologico del Museo, ripercorrendo, soprattutto attraverso l’artigianato vascolare, la storia e l’archeologia della Peucezia (identificabile con l’odierna Terra di Bari) tra VI e III secolo a.C., e dei suoi rapporti con la Magna Grecia. In esposizione, al piano terra, pregevoli vasi d’importazione e di produzione locale, databili tra VI e III secolo a.C. che trovano una particolare valorizzazione grazie alla suggestiva ambientazione nelle sale del monastero e ad un allestimento “trasparente” che ne esalta il pregio.

Al primo piano, la sezione “Antiche genti di Puglia: i Peucezi” tocca temi quali la guerra, il mondo femminile, il rito del simposio, il sacro e il teatro, raccontati attraverso l’esposizione di celebri corredi funerari provenienti da alcune tra le principali necropoli della Puglia centrale. La sezione “Preistoria e protostoria in Terra di Bari” arricchisce le storiche collezioni già in esposizione nel Museo provinciale grazie alla lungimiranza dei primi direttori M. Mayer e M. Gervasio, con la presentazione di reperti di rilevanza eccezionale, inediti o poco noti, provenienti dalle più recenti ricerche condotte dalla Soprintendenza nel territorio e di proprietà statale.

Il patrimonio del Museo conta circa 35.000 reperti archeologici di cui 12.000 sono monete della ricchissima collezione numismatica. Attualmente sono esposti al pubblico 1350 reperti: 700 della collezione archeologica della Città Metropolitana e 650 del Ministero che provengono dai depositi della Soprintendenza.


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