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“Sono giorni che proviamo a metterci in contatto con chiunque possa aiutarci, ma ogni tentativo è vano”. A parlare è Natasha, una giovane di Santo Spirito (Bari) che, dallo scorso 25 maggio si trova a Malta dove partecipa con altri ragazzi ad un progetto Erasmus della Regione Puglia. La studentessa, da qualche giorno, è risultata positiva al Covid ed è bloccata nel suo alloggio senza alcuna informazione sulle procedure da mettere in atto.

“La nostra permanenza qui doveva durare fino al 25 luglio e il primo mese lo abbiamo vissuto in piena tranquillità poiché Malta era stata dichiarata Covid-free – spiega – poi, agli inizi di luglio, sono arrivate le scolaresche dall’Inghilterra e, poco dopo, abbiamo iniziato a leggere notizie circa il rialzo della curva dei contagi”. La giovane racconta che, in effetti, anche tutti i ragazzi appartenenti al suo gruppo hanno iniziato ad ammalarsi, giorno dopo giorno.

“Il 14 luglio un mio amico è finito in ospedale perché per tutta la notte ha avuto febbre molto alta e problemi respiratori – prosegue Natasha nel suo racconto – Dopo una notte di ricovero, gli è stata comunicata la positività al Covid19 e, a quel punto, gli è staro chiesto subito di abbandonare la struttura, senza rilasciare alcun referto”. La ragazza, iniziando ad avvertire una prima sintomatologia sospetta, ha deciso di fare anche lei un tampone e ha scoperto di essere positiva, a sua volta.

“Ho ricevuto la mail che accertava la mia positività ma non sono stata mai più contattata da nessuno: la Asl locale non si è curata di me, né di offrirmi informazioni e supporto di alcuni tipo – spiega – Ho dovuto fare ricerche autonome in rete e anche dall’Italia non ho ricevuto alcuna notizia”. La ragazza racconta di essere, da allora, bloccata nel suo alloggio in quarantena fiduciaria, ma di non poter contare su alcun tipo di sostegno economico, gestionale – ad esempio per fare la spesa – o anche solo psicologico. “I nostri tutor ci dicono solo di attendere di tornare negativi per poi rimpatriare, ma in questo periodo io non so come far fronte alle spese e alle mie esigenze”, conclude.

Intanto, dall’Italia, la famiglia sta provando a mettersi in contatto con l’Ambasciata e, addirittura, con la Farnesina per provare ad avere un interlocutore che possa fornire la corretta informazione sul da farsi. “Venerdì prossimo proverò a fare un nuovo tampone – spiega Natasha – La mia unica speranza, al momento, è di essere tornata negativa”.

 


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