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Bari, truffa ai danni della ditta per cui lavorava: condannato Sabino Capriati

Pubblicato da: redazione | Gio, 30 Settembre 2021 - 14:00
porto bari

Fingeva di essere sul posto di lavoro, all’interno del porto di Bari, facendo timbrare il suo cartellino da altre persone, ma si trovava altrove. Una vera e propria truffa ai danni della cooperativa Ariete, che lo aveva assunto, che gli è costata una condanna ad 1 anno e 1 mese di reclusione, oltre che al risarcimento alla stessa cooperativa e all’Autorità portuale.

Protagonista della vicenda Sabino Capriati, figlio di Filippo, storico boss della famiglia, che attualmente si trova in carcere. La condotta dell’uomo è emersa nell’ambito delle indagini sulle infiltrazioni dei Capriati nel porto, precedentemente conclusosi con le condanne del capoclan e di numerosi altri affiliati.

In particolare, dal lavoro investigativo è emersa la truffa perpetrata da Capriati nei confronti della ditta di cui era dipendente, in virtù di un passaggio di appalto con una precedente società per la quale risultava lavorare. Nell’udienza, il pm Fabio Buquicchio ha dimostrato come l’uomo si fosse più volte presentato in ritardo sul posto di lavoro, mentre altre volte avrebbe preferito assentarsi, risultando però presente grazie all’aiuto di due complici che timbravano il cartellino al posto suo.

Nell’ambito della stessa inchiesta è stato coinvolto anche Emanuele Pastoressa, un funzionario dell’Agenzia delle entrate, condannato a 1 anno e 10 mesi per truffa: secondo quanto accertato in tribunale, infatti, l’uomo ha chiesto una mazzetta da 50mila euro a un imprenditore agricolo per evitare una verifica fiscale. E ancora, le indagini nell’ambito delle condotte del clan, ha portato alla condanna per reati di droga Fabio Colasante (1 anno e 4 mesi), Mario Ferrante (7 anni e 32mila euro di multa), Vito Antonio Cotrufo (7 anni e 4mila euro), Carmelo Recchia (4 anni e 7 mesi e 10mila euro). Nei confronti di Nunzia Loseto, invece, una condanna a 3 anni e 4 mesi per avere estorto denaro e minacciato un commerciante di abbigliamento, avvalendosi della forza di intimidazione derivante dall’utilizzare il nome dei Capriati.

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