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Costretti a tornare a casa quando va via l’insegnante di sostegno perché manca la figura dell’educatore specializzato. E’ la storia dei bambini disabili e autistici del Barese spesso costretti a lasciare vuoto il proprio banco in quanto, in assenza di una figura specifica di riferimento, non possono restare in classe.

A segnalare quanto accade, ormai da più di un mese in particolare nei comuni di Grumo Appula, Cassano delle Murge, Acquaviva delle Fonti, Sannicandro di Bari, Toritto e Binetto, è Pasquita Ciriello, una mamma, ma anche portavoce dell’associazione “Genitori speciali” di Altamura che non ha esitato a denunciare lo stato di invisibilità in cui vivono i bimbi. Il problema, secondo la mamma (che ci ha tenuto a specificare che l’istituzione scolastica in questo caso non ha nessuna colpa “anzi è molto presente”) è “a monte”.

“Vivo il disagio come genitore – ha spiegato a Borderline24 – ma rappresento tanti altri genitori che vivono le stesse problematiche. Ancora oggi, dopo un mese e mezzo, non sono presenti educatori specializzati per studenti autistici e disabili. E’ un problema che ci ritroviamo ad affrontare ogni anno a causa degli iter burocratici troppo complessi. Il nostro Comune capofila per l’ambito territoriale è quello di Grumo Appula, da lì, in particolare dal bilancio, deve passare tutto, ma siamo in balia del nulla e intanto tutti gli altri comuni subiscono ritardi” – ha sottolineato specificando che sino ad oggi solo il sindaco di Acquaviva si è fatto avanti per dare supporto tecnico e amministrativo. Tentativo effettuato questa estate, poi finito nel dimenticatoio da parte di chi avrebbe dovuto accogliere il supporto per snellire le pratiche e andare incontro alle famiglie e soprattutto a bambini e ragazzi.

“Negli altri Comuni, tra cui Bari, il servizio funziona – ha sottolineato ancora la mamma – si tratta a mio parere di un iter sbagliato. L’organizzazione è sbagliata, l’iter è sbagliato. Le persone fragili vanno aiutate con forme più semplici. Molti genitori rinunciano anche a lavorare o ad avere una vita normale perché costretti, a causa di questo disservizio, a restare a casa per seguire i propri figli che dovrebbero restare invece tra i banchi di scuola. Intanto nessuno ci risponde, non vogliamo più slogan da parte dei politici, vogliamo i fatti, la vita quotidiana è diversa ed è piena di difficoltà. Combattiamo contro i mulini a vento, siamo stanchi di essere invisibili” – ha concluso.

In particolare, nelle zone indicate dalla mamma, sono centinaia le famiglie, con un numero altrettanto cospicuo di bambini e persone autistiche e disabili che, di fatto, “sono tristemente invisibili”. In tanti, non appena l’insegnante di sostegno finisce le proprie ore a scuola, sono costretti ad andare via, rinunciando così a momenti preziosi per la socialità e la crescita che di fatto, rende maggiormente difficile la possibilità di integrarsi nel contesto di classe, già di per sè difficile per i bambini disabili, spesso e volentieri emarginati.

“Nonostante gli enormi sforzi dell’Istituzione scolastica dei docenti che fanno enormi sforzi per i nostri figli, insieme al personale ATA, questo disservizio crea molti disagi e non è dato sapere fino a quando” –  ha scritto la donna su Facebook rivolgendo le sue parole alle istituzioni, tra questi anche il sindaco di Bari Antonio Decaro e il presidente della Regione, Michele Emiliano.  “Questi bambini – ha poi proseguito – sono invisibili per il nostro Comune quindi per il nostro Sindaco che non risponde a nessuna delle decine di email inviate dai genitori disperati. Non sono neanche degni di essere ricevuti dal loro Sindaco. Urlano in silenzio per i loro diritti basilari. I nostri figli esistono e devono usufruire del diritto allo studio e del diritto ad una vita dignitosa. La politica e la burocrazia non devono peggiorare la vita delle persone che già hanno enormi difficoltà, piuttosto dovrebbero agevolarla prendendosene cura con i basilari servizi  assistenziali” – ha concluso rivolgendo il suo invito a sindaci, assessori e consiglieri di tutti i comuni coinvolti “trovate una soluzione celere a questa vergogna tutta italiana”.

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