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Bari, il Villaggio Trieste tra storia e degrado: “Arrivati come profughi italiani, cresciuti in queste strade”

Pubblicato da: Samantha Dell'Edera | Lun, 2 Maggio 2022 - 06:30
villaggio trieste
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“Siamo venuti qui ed eravamo profughi italiani, abbiamo lottato contro i pregiudizi. Oggi lottiamo per avere strade più dignitose”. A raccontare la storia del Villaggio Trieste, piccola realtà nel cuore del rione Marconi, a pochi metri dalla Fiera del Levante e dallo stadio della Vittoria è Antonio Scagliarini, ultraottantenne tra i primi a trasferirsi ancora piccolo con la sua famiglia a Bari.

“Il Villaggio Trieste è nato nel 1956 con i fondi del Ministero degli Interni. Nel momento in cui chiudevano i campi profughi in Italia le persone venivano sistemate – ricorda Antonio Scagliarini – e noi venimmo qui, erano piccole abitazioni ma ci siamo arrangiati. Eravamo tutti italiani provenienti dalle varie colonie come Tripoli, l’Etiopia o le isole dell’Egeo. Dopo la seconda guerra mondiale gli italiani che si trovavano lì dovettero tornare a casa compreso la mia famiglia”.

Scagliarini allora aveva poco meno di undici anni: aveva vissuto sempre nelle isole dell’Egeo dove aveva frequentato le scuole. Poi con la guerra, la situazione si è capovolta. “Ricordo i bombardamenti – continua il racconto –  ci rifugiavamo sempre nei bunker, dormivamo vestiti perché dovevamo scappare alla prima serena. Non dimenticherò mai il rumore delle bombe. Anche adesso, guardando quello che sta accadendo in Ucraina, tutto ritorna alla mente. La guerra porta danni per tutta la vita”.

Dopo due anni trascorsi nel campo profughi in provincia di Napoli la famiglia di Antonio è tornata in Puglia e ha cominciato una nuova vita al Villaggio Trieste. “Con tanti sacrifici ci siamo ripresi, abbiamo ottenuto lavori – prosegue –  non eravamo sbandati, avevamo una cultura”.

Oggi, passeggiando tra i viali del villaggio, si nota però tanto degrado. L’agglomerato di case passò dal Ministero allo Iacp e da qualche anno è sotto la responsabilità del Comune di Bari. Che ha effettuato già un importante intervento sulla illuminazione. Ma non è abbastanza: le strade sono dei campi di patate, le aiuole piene di erbacce. “Attendiamo interventi – conclude Scagliarini – c’è l’impegno del sindaco, speriamo al più presto. Qui abbiamo la nostra storia da difendere e meritiamo di vivere con dignità”.

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