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Colpisce 6mila persone all’anno in Italia, rappresenta l’1 per cento di tutti i tumori ed è al terzo posto in Europa per incidenza: è il mieloma multiplo, una patologia di difficile e spesso tradiva diagnosi che oggi può contare però su una possibilità di cura sempre più ricca in termini di molecole a disposizione, organizzazione di percorsi ospedalieri e territoriali e competenze di professionisti clinici provenienti da branche diverse.

A Bari si è tenuto l’evento “Dialoghi sul mieloma. Confronti ed esperienze cliniche” organizzato da Sanitanova con il contributo con condizionante di GSK. “E’ cambiata la storia del mieloma – ha detto il dottor Attilio Guarini, direttore della Ematologia dell’Istituto Oncologico di Bari e direttore scientifico dell’evento – le possibilità di cura negli ultimi anni sono esplose e oggi discutiamo dell’efficacia di farmaci anche in tumori recidivanti in quarta e quinta linea di cura, fase in cui le cure precedenti hanno fallito”. Il messaggio che arriva dal convegno, concepito come un vero e proprio momento di confronto tra clinici provenienti da tutte le unità operative di Ematologia di Puglia e Basilicata, è positivo: dal mieloma non si guarisce ma si cura e oggi si cura sempre di più e sempre meglio.

“Le possibilità di cura a nostra disposizione sono moltissime – continua Guarini – abbiamo linee guida di riferimento ma anche una esperienza diretta diversificata che ci consente di scegliere la strada migliore, anche grazie alla possibilità di confrontarsi con clinici provenienti da altre branche come la cardiologia, la nefrologia o addirittura l’oculistica”.  La somministrazione di alcuni farmaci, infatti, necessita spesso del confronto con altri specialisti: è il caso del Belantamab, oggi utilizzato nella fase avanzata di malattia, i cui risultati sono molto soddisfacenti ma che, soprattutto in una fase iniziale, ha richiesto la collaborazione degli oculisti per una attenta valutazione degli eventuali effetti collaterali. Il confronto tra clinici consente la migliore gestione delle tossicità che spesso i nuovi farmaci possono determinare: Angela Quinto (Ematologa presso l’Istituto Oncologico di Bari) e Francesco Boscia, docente di Oculistica al Policlinico di Bari hanno rappresentato questo confronto. Oggi possiamo dire di aver compreso il meccanismo di funzionamento di alcuni eventi avversi che colpivano l’occhio – sottolinea Francesco Boscia – che al momento siamo assolutamente in grado di gestire e controllare al meglio”.

La giornata è stata ricca di approfondimenti sia terapeutici che organizzativi: Anna Mele, ematologa dell’ospedale di Tricase, ha analizzato le indicazioni al trapianto nei pazienti affetti dal mieloma multiplo in questo nuovo scenario, mentre uno sguardo attento alla governance è stato posto da Patrizia Nardulli, Direttrice della Farmacia dell’Istituto Oncologico di Bari. Un’ attenzione particolare è stata posta sul tema della qualità di vita, attraverso le parole di Lorella Melillo, Direttrice dell’Ematologia del Policlinico di Foggia. “Il punto di vista del paziente deve essere centrale per noi – ha sottolineato – soprattutto nei casi in cui ci troviamo di fronte a casi di malattia recidivante. Garantire una buona qualità di vita e soprattutto affidare al paziente stesso la definizione della propria qualità di vita deve essere prioritario”. Durante l’evento si è discusso anche della necessità di una sempre maggiore attenzione alla presa in carico globale del paziente affetto da mieloma che spesso necessita di approfondimenti specifici e percorsi molto ben definiti. “E’ evidente che il percorso di diagnosi e cura non può coinvolgere solo l’ospedale – ha detto Bernardo Rossini, Ematologo dell’Istituto Oncologico di Bari – abbiamo quindi sviluppato un approccio multidisciplinare alla patologia con risultati positivi di tutta evidenza, allo stesso modo dobbiamo sostenere la corretta e ramificata definizione di un percorso che anche territorialmente possa rispondere alle esigenze di cura del paziente con mieloma multiplo, in ottica di innovazione tecnologica e deospedalizzazione”. La giornata si è conclusa con la discussione planaria di alcuni casi clinici, a dimostrazione della capacità della rete ematologica di Puglia e Basilicata di mettere a fattor comune le proprie competenze.


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