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Donna accoltellata nel Barese, in carcere l’ex: “E’ pericoloso”

Le motivazioni del Gip

Pubblicato da: redazione | Lun, 6 Novembre 2023 - 12:19
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 È stato convalidato dalla gip del Tribunale di Bari, Antonella Cafagna, il fermo dell’uomo di 35 anni che giovedì scorso a Monopoli, nel Barese, ha accoltellato la donna con cui aveva avuto una relazione e un figlio. Per lui, accusato di tentato omicidio, la giudice per le indagini preliminari ha disposto la misura cautelare in carcere per “l’elevato rischio di reiterazione del delitto”. L’episodio “appare di eccezionale gravità per come si è sviluppato e sulla personalità dell’indagato”, si legge nel provvedimento emesso questa mattina in cui si sottolinea che “l’azione era programmata e perciò risulta fortemente indicativa della pericolosità” del 35enne “che si dotava di un’arma micidiale, utilizzandola per accanirsi contro la ex compagna allo scopo di ucciderla e deturparne il corpo”. Per la giudice “è altamente probabile che si ripeta” l’episodio “con la stessa o con altre persone, se si considera il movente del gesto e la facilità di reperire armi dello stesso tipo”.

Per questo, motiva la giudice, la detenzione in carcere è “l’unica misura idonea a preservare il pericolo di ripetizione di reati analoghi e quello di fuga dell’indagato”. L’uomo con un coltello da cucina e dal manico in legno, giovedì mattina ha atteso la ex, sua coetanea e impiegata in una azienda agricola, davanti casa della madre in cui era tornata a vivere con il figlio di tre anni e poi, – come emerge anche dal provvedimento del gip – si è accanito sul suo corpo, riducendola in fin di vita. Era convinto che lei lo tradisse e per questo, avevano litigato già in passato. Più volte era finita male tanto che lei lo aveva denunciato per maltrattamenti e atti persecutori. Aveva paura di lui, tanto da portare con un sé un mattarello in legno. Lo stesso che la madre della vittima ha usato nell’estremo tentativo di difenderla colpendo alla testa l’uomo che, nonostante perdesse sangue, continuava a infierire sul corpo martoriato della figlia.

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