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Il parroco non mette Gesù Bambino nel presepe a Terlizzi: “Abbiamo dichiarato guerra alla vita”

L'iniziativa del parroco per riflettere sulle vittime della guerra: "Oltre 16mila bambini uccisi o lasciati morire nella Striscia di Gaza e in Israele"

Pubblicato da: redazione | Sab, 27 Dicembre 2025 - 10:07
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“Potrà mai nascere il Principe della Pace se abbiamo dichiarato guerra alla vita?”. È quanto si è chiesto don Michele Stragapede, parroco della chiesa dedicata a San Gioacchino a Terlizzi (Bari) che ha, con un artista locale, deciso di lasciare vuota la mangiatoia del presepe.

“La nostra parrocchia si trova in pieno centro, nel cuore della movida, e in questi giorni c’è, come dicono i più giovani, il delirio – spiega all’ANSA don Michele -. Allora abbiamo pensato con chi fa parte della nostra comunità, che facciamo? Facciamo finta che tutto vada bene? Che non ci sono stati bambini uccisi a Gaza, in Israele, in Sudan?”, prosegue il parroco. Che sui social ha spiegato l’iniziativa realizzata con l’artista locale Paolo De Santoli. È stato lui a realizzare una culla con un lenzuolo bianco circondata da balle di fieno. “Il mondo va sempre più in frantumi, si sfrattano popoli, si fabbricano armi, si militarizza la nostra cultura, la nostra terra, si condannano popoli alla fame e allo sterminio”, si legge sui social.
“Nella Striscia di Gaza e in Israele sono stati ammazzati o lasciati morire oltre 16 mila bambini sotto i 12 anni: una vera strage degli Innocenti ad opera di Erode”, prosegue il post evidenziando che “a quasi 4 anni dall’invasione dell’Ucraina, la vita di 2,4 milioni di bambini è sempre più a rischio, intrappolati o sfollati nel paese. Si stima che siano 20mila i minori ucraini deportati in Russia”. “In Sudan i combattimenti hanno causato una delle peggiori crisi umanitarie a memoria d’uomo – continua -. Più di 60.000 vittime e 11 milioni di persone costrette a lasciare le proprie case”. “Il Bambinello nascerà se noi, come diceva Madre Teresa di Calcutta, lo mettiamo nella storia garantendogli pane e dignità – sottolinea don Michele – altrimenti il Natale resta un rito vuoto, solo un modo per incrementare lo scambio di auguri su WhatsApp senza alcun significato”.

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