Ogni nuovo anno porta con sé una lista invisibile di promesse. Mangiare meglio, dormire di più, muoversi di più. Ma tra i buoni propositi che raramente scriviamo, ce n’è uno che riguarda tutti: il nostro rapporto con la tecnologia.
Viviamo immersi nel digitale. Lo usiamo per lavorare, informarci, comunicare, rilassarci. Eppure, quando arriva gennaio, la domanda torna puntuale: dovremmo imparare di più o, al contrario, disimparare qualcosa?
Forse la risposta sta nel mezzo.
Nuove app, nuove piattaforme, nuovi linguaggi. Abbiamo acquisito naturalezza nel passare da uno schermo all’altro, nel rispondere a messaggi mentre facciamo altro, nel restare costantemente reperibili. Ma questo ha un prezzo: la sensazione di essere sempre connessi e raramente davvero presenti.
E allora il nuovo anno potrebbe iniziare con una promessa diversa dal solito: usare la tecnologia meglio, non necessariamente di meno.
Usare le app non solo per accumulare notifiche, ma per semplificare la vita. Imparare a proteggere i propri dati, a riconoscere le informazioni affidabili, a distinguere tra ciò che è utile e ciò che è solo rumore. Ma allo stesso tempo, disimparare. Disimparare l’automatismo del controllo continuo. Disimparare l’ansia di rispondere subito. Disimparare l’idea che ogni momento debba essere documentato, condiviso, commentato.
Forse il vero buon proposito tecnologico non è spegnere tutto, ma scegliere. Scegliere quando essere online e quando no. La tecnologia ci ha abituati all’idea che possiamo fare tutto, sempre. Il nuovo anno potrebbe insegnarci che non dobbiamo per forza farlo.
Forse potremmo trovare un equilibrio nuovo. Uno che assomigli un po’ di più alla vita che vogliamo vivere.