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Mafia a Bari, la Procura generale affianca il Comune in appello: “Le vigilesse vanno licenziate”

Il caso legato all’inchiesta “Codice Interno”. Per i magistrati il comportamento delle agenti è "incompatibile con la divisa"

Pubblicato da: redazione | Ven, 30 Gennaio 2026 - 16:47
multe vigili

La Procura generale presso la Corte d’appello di Bari ha deciso di affiancare il Comune di Bari nel giudizio di secondo grado per ottenere il licenziamento di due agenti della Polizia locale coinvolte nell’inchiesta “Codice Interno”, che nel 2019 portò all’esecuzione di 130 misure cautelari per presunti episodi di voto di scambio politico-mafioso.

Secondo la Procura generale, le due poliziotte avrebbero riconosciuto un potere “superiore” a quello istituzionale quando, dopo un episodio legato a una violazione del codice della strada, avrebbero contattato telefonicamente un soggetto ritenuto vicino al clan Parisi, Fabio Fiore, ex autista del boss del rione Japigia Savinuccio Parisi. Un comportamento che, per i magistrati, risulta incompatibile con il ruolo e le funzioni di agenti di Polizia locale.

Le due vigilesse erano state licenziate dal Comune di Bari nel marzo 2024, ma nel luglio 2025 il giudice del Lavoro ne aveva disposto il reintegro, ritenendo il provvedimento disciplinare sproporzionato rispetto ai fatti contestati. Nella sentenza, il Tribunale aveva stabilito che i contatti telefonici con un soggetto considerato di rilievo criminale non fossero di per sé sufficienti a giustificare il licenziamento, disponendo una sospensione di due mesi come sanzione.

Una valutazione non condivisa dalla Procura generale. Il procuratore generale Leonardo Leone de Castris e il sostituto procuratore generale Francesco Bretone hanno quindi deciso di sostenere in appello la posizione dell’amministrazione comunale, ribadendo che il comportamento contestato lede il principio di legalità e il ruolo di garanzia affidato alle forze dell’ordine. Il procedimento proseguirà ora in secondo grado, dove la Corte d’appello sarà chiamata a esprimersi sulla legittimità del reintegro e sulla richiesta di licenziamento avanzata dal Comune con il supporto della Procura generale.

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