Quando la distanza geografica diventa un ostacolo alle cure, la tecnologia può trasformarsi in un alleato decisivo. È da questa consapevolezza che nasce SALAM, un progetto di cooperazione sanitaria internazionale che mette in rete competenze mediche, innovazione digitale e solidarietà per raggiungere le persone più fragili del Mediterraneo orientale, in particolare in Libano e Giordania.
Il progetto è stato presentato nel corso di un incontro al Policlinico universitario, che assume il ruolo di capofila di un partenariato internazionale sostenuto dal Programma Interreg NEXT MED. L’obiettivo è chiaro: ridurre le disuguaglianze nell’accesso alle cure cardiologiche attraverso la telemedicina, sfruttando un modello già sperimentato con successo in Puglia.
Al centro dell’iniziativa c’è una piattaforma di telecardiologia che consente di trasmettere e analizzare a distanza gli elettrocardiogrammi, permettendo ai cardiologi di intervenire in tempo reale anche a centinaia di chilometri di distanza. Un sistema che, nella rete regionale pugliese, gestisce ogni giorno centinaia di tracciati, supportando sia i pazienti ospedalizzati sia il servizio di emergenza. Un’esperienza che ora diventa patrimonio condiviso in un contesto internazionale, dove la mancanza di strutture e specialisti può fare la differenza tra una diagnosi tempestiva e un intervento tardivo.
SALAM punta alla creazione di due poli ospedalieri di riferimento a Beirut e Irbid, collegati a unità mediche mobili attrezzate con strumenti di telecardiologia. L’idea è portare la diagnosi direttamente nei territori più difficili da raggiungere, superando barriere fisiche, logistiche e sociali che ancora oggi penalizzano intere comunità.
Accanto all’innovazione tecnologica, il progetto investe fortemente sulle persone. Medici, infermieri, tecnici e caregiver saranno coinvolti in percorsi di formazione che affiancano alle competenze digitali anche quelle relazionali, con un’attenzione particolare alla medicina narrativa e alla qualità del rapporto con il paziente. Un approccio che mette al centro non solo la cura, ma anche l’ascolto e l’empatia.
Non manca il contributo della ricerca applicata. In collaborazione con il Politecnico di Bari e altri partner accademici internazionali, sono in fase di sviluppo dispositivi biomedicali a basso costo, pensati per rispondere ai bisogni reali dei contesti con risorse limitate. Soluzioni semplici, sostenibili e replicabili, nate dal dialogo diretto tra ingegneri e clinici.
Con un budget complessivo di circa 3 milioni di euro, finanziato in larga parte dall’Unione Europea, SALAM coinvolge istituzioni sanitarie, università e organizzazioni umanitarie di Italia, Spagna, Libano e Giordania.