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Perrone avverte: “Ora conta solo il campo, non la cessione del Bari”

Il doppio ex di Bari e Padova: "Se la squadra retrocede, si complica tutto"

Pubblicato da: Nicola Lucarelli | Gio, 19 Febbraio 2026 - 15:19
Foto Perrone

La pesante sconfitta interna contro il Südtirol ha avuto ripercussioni significative non solo in classifica, ma sull’intero ambiente biancorosso. Il Bari di Moreno Longo è ora chiamato a una vera e propria impresa per evitare la retrocessione in Serie C, a partire dal prossimo match contro il Padova.
Per approfondire i vari temi di questa sfida e fare un piacevole tuffo nel passato biancorosso, abbiamo intervistato un doppio ex di Bari e Padova: Carlo Perrone, che si è concesso in esclusiva ai microfoni di Borderline24.com.

Bari sconfitto in casa dal SudTirol e con un piede in serie C…

“Le premesse non sono ottimistiche, però mancano ancora 13 partite e c’è ancora tanto tempo, tanti punti, quindi bisogna pensare positivo. Occorre resettare e ripartire già dalla trasferta di Padova, lottando su tutti i palloni e non darsi per vinti”.

L’effetto Longo sembra essersi già esaurito…

“Non è che si possa risolvere tutto con una bacchetta magica, nessuno ce l’ha. Longo è il terzo allenatore che è stato cambiato quest’anno e si è dovuto adattare ad una squadra non costruita per lui e che non potuto preparare nemmeno dal punto di vista fisico e tattico: non è semplice lavorare così”.

Non sembra essere servita nemmeno la rivoluzione del calciomercato invernale…
“È difficile che il calciomercato di gennaio porti cambiamenti positivi. È un mercato complicato: quando sei in questa posizione di classifica, i giocatori più bravi tendono a non venire, anche se la piazza è importante. Preferiscono rimanere dove sono o andare dove ci sono situazione più agevoli, dove non rischiano. Inoltre, questi nuovi arrivi probabilmente non giocavano nella squadra di provenienza, quindi c’è stato poco tempo per prepararli”.

Dall’esterno, quali crede siano le problematiche di questo Bari?
“Ne potremmo elencare tantissime, perché essere penultimi in classifica vuol dire avere tanti problemi. Nel mio Bari c’erano dei leader nello spogliatoio, mi riferisco soprattutto ai vari Loseto, De Trizio o Terracenere, forse manca proprio questo: gente che sappia guidare lo spogliatoio. Anche il presidente Matarrese ci stava vicino”.

Tra le poche note positive il giovane Rao, autore di un altro gran gol. Le somiglia un pò?

“Non l’ho visto giocare molto, ma contro il SudTirol ha fatto un gol davvero bello. Sono segnali che indicano coraggio e voglia di mettersi in mostra. Ovviamente, c’è chi lo vorrebbe sempre titolare, ma solo il mister può rispondere a questa domanda, visto che lo allena ogni settimana”.

A cosa devono appellarsi i tifosi del Bari per poter sperare nel miracolo salvezza?
“In questo momento, quello che conta sono i fatti, non le parole. I tifosi vogliono vedere impegno e dedizione. Sono stanchi e non servono altre parole. Occorre lavorare duro durante la settimana e dare il massimo. Se la squadra dà anima e sudore, il tifoso accetta anche le sconfitte”.

Una retrocessione in serie C avrebbe effetti devastanti non solo sull’ambiente biancorosso…

“Non voglio neanche pensarci. Sarebbe un dramma soprattutto dal punto di vista sportivo tornare in Serie C. È un passo indietro, rischi di passare anni nelle sabbie mobili di una categoria che non compete al Bari. Però mancano ancora 13 partite, quindi bisogna concentrarsi su queste ultime gare, dare il massimo ed essere ottimisti”.

Nel prossimo turno di campionato c’è il Padova, che partita si aspetta?
“Il Padova nelle ultime cinque partite ha ottenuto tre sconfitte, un pareggio e una vittoria, contro la Carrarese. È un gruppo sano, con un allenatore molto bravo che sta facendo un ottimo campionato considerati gli obiettivi di inizio stagione. I nuovi arrivati sono pochissimi, la squadra che gioca titolare è quasi la stessa che vinse la Serie C. Sono ragazzi che non mollano mai, poi da poco c’è stato anche il cambio di proprietà con un imprenditore locale che ha portato solidità e ambizioni”.

Intanto la tifoseria è in fermento e in piena contestazione contro i De Laurentiis. La cessione del club è l’unica strada…
“Non è il momento di concentrarsi su questo. Ora bisogna pensare al campo. Se il Bari retrocede, tutto diventa più difficile. Un cambio di proprietà in Serie B sarebbe più semplice da gestire, mentre in Serie C è uno scenario complicato”.

Parliamo invece del suo Bari: per lei 71 presenze e 11 reti. Era il Bari dei Matarrese, una proprietà che nel bene e nel male ha fatto la storia biancorossa…
“È stata una proprietà che nel bene e nel male ha fatto la storia. Alcuni tifosi li rimpiangono. Posso solo parlare bene di Matarrese, che mi fu molto vicino durante il mio infortunio, mi diede fiducia e possibilità di recupero”.

Venendo a lei, come prosegue la sua avventura di allenatore?

“Mi diverto molto e ho una grande passione. Ho sempre ottenuto buoni risultati, in base agli obiettivi delle squadre. Ho fatto un’esperienza straordinaria in Portogallo, ho allenato squadre femminili due anni fa e ora sono approdato in una squadra di Promozione vicino a casa, a Padova, con un gruppo giovane e meraviglioso. Sono contento, mi diverto e per me il calcio è passione”.

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