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Il Bari ad un passo dall’inferno: i De Laurentiis hanno scherzato col fuoco

Svanito l'effetto Longo, la squadra precipita verso la serie C

Pubblicato da: Nicola Lucarelli | Lun, 16 Febbraio 2026 - 15:42
punto biancorosso

Il Bari perde ancora e sprofonda inesorabilmente verso l’inferno della Serie C. L’effetto scossa dovuto al cambio di guida tecnica sembra essersi esaurito, facendo emergere ancora una volta i limiti di una squadra incapace di risalire la china e ottenere quei punti indispensabili per tentare l’impresa salvezza. Eppure il calendario cadetto aveva offerto una ghiotta opportunità agli uomini di Longo per tirarsi fuori dalle sabbie mobili, ma dalle gare contro Mantova, Spezia e Sudtirol è arrivato solo un misero punto. Troppo poco per alimentare ancora speranze, nonostante la zona salvezza sia ancora alla portata.

Da una squadra con il peggior attacco del torneo (20 gol, come lo Spezia), con la quart’ultima difesa (38 reti incassate) e capace di vincere solo 4 partite da inizio campionato (di cui 3 in maniera alquanto fortunosa), non ci si può aspettare un cambio repentino di rotta a circa metà torneo. Andando oltre i numeri impietosi, va considerata anche la cronica sterilità offensiva e l’incapacità di creare gioco.

Sicuramente il tecnico Moreno Longo è l’ultimo dei colpevoli, ma va detto che contro il Sudtirol ha contribuito al disastro. Incomprensibile la scelta di affidare il reparto offensivo a un giocatore come Çuni, che non vede la porta neanche col binocolo, lasciando in panchina gli unici due attaccanti veri a disposizione (Moncini e Gytkjaer). Non sembra funzionare neanche la scelta di giocare con due soli centrocampisti, nonostante la “buona gamba” di Traore: una squadra così fragile e facilmente penetrabile dovrebbe schierare un centrocampo più denso. Ma l’errore più grande dell’allenatore piemontese è stato stravolgere la formazione ad inizio ripresa, posizionando Mane come quarto di difesa. L’ex calciatore dell’Altamura è andato in evidente difficoltà, realizzando anche la sciagurata autorete.

Continuare a elencare i limiti e le problematiche di questo Bari sarebbe poco utile, perché sarebbe come sparare sulla croce rossa. A meno di clamorose inversioni di rotta, difficilmente questa squadra riuscirà a tirarsi fuori dai guai: lo confermano i numeri e la storia di questo campionato, che ha già visto tre cambi di allenatore, l’esonero del Ds Magalini e un calciomercato che non ha portato i risultati sperati. Ora c’è da affrontare il Padova per quella che potrebbe essere l’ultima spiaggia.

I De Laurentiis hanno giocato col fuoco e stavolta si stanno scottando: se ogni anno rivoluzioni la squadra, cambi allenatore e, soprattutto, ti affidi a calciatori reduci da periodi di inattività (nella maggior parte dei casi giunti in prestito), è normale aumentare ai massimi livelli il rischio di figuracce. Già due stagioni fa i biancorossi avevano sfiorato la Serie C, salvandosi nei playout contro la Ternana. Ma, evidentemente, la lezione non è servita.

Quello che più preoccupa è il futuro del club dei De Laurentiis, già avvolto dalla nebbia della multiproprietà, che non permette ai tifosi baresi di intravedere prospettive rosee in riva all’Adriatico. Un’eventuale retrocessione in Serie C avrebbe effetti devastanti sia sul piano economico, sia sul fronte dell’affluenza: rischierebbero di abbandonare del tutto i pochi tifosi che ancora seguono i Galletti. Altro che “stavi a Bari Cittadella”: si rischia che allo stadio vada solo il presidente Luigi De Laurentiis.

Senza dimenticare quanto sia difficile risalire dalla terza categoria alla Serie B. La stessa SSC Bari ha tentato più volte l’impresa, pur allestendo formazioni ambiziose e difficilmente riuscirà a farlo nei prossimi anni. Il rischio concreto è che il Bari possa essere lasciato morire lentamente nell’inferno del calcio italiano sino al 2028.

Foto Ssc Bari

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