L’estate è arrivata dopo mesi in cui il turismo sembrava destinato a fare i conti con uno scenario tutt’altro che lineare. Il conflitto in Medio Oriente, le tensioni nello Stretto di Hormuz e l’impennata del prezzo del jet fuel avevano alimentato il timore di una stagione caratterizzata da voli più costosi, possibili carenze di carburante e collegamenti ridotti. Alla vigilia delle partenze, però, lo scenario è diverso da quello che molti immaginavano: gli aerei continuano a riempirsi, la voglia di viaggiare non si è fermata e la domanda resta elevata, nonostante un contesto internazionale ancora incerto.
Per molti italiani, però, la questione non è più soltanto dove andare, ma dove conviene davvero andare senza rinunciare alla sicurezza. Se il prezzo del volo continua a rappresentare una delle principali voci di spesa, una volta arrivati a destinazione entrano in gioco altri fattori che possono incidere in modo significativo sul costo complessivo della vacanza: il cambio valutario, l’inflazione locale, il costo della vita e, sempre più spesso, anche il livello di sicurezza del Paese scelto.
È proprio dall’incrocio di questi elementi che emerge una geografia del turismo molto diversa da quella di pochi anni fa. Le piattaforme di prenotazione continuano a registrare un forte interesse verso le destinazioni extraeuropee e, secondo le ultime analisi di settore, Giappone, Corea del Sud, Canada e Sud-Est asiatico restano tra le mete più ricercate per l’estate 2026. Accanto al desiderio di vivere esperienze autentiche, esplorare nuovi paesaggi e immergersi in culture lontane, cresce però anche l’attenzione verso la stabilità politica e sociale delle destinazioni, in un contesto internazionale che rende la sicurezza un criterio di scelta sempre più importante.
A raccontare questa evoluzione è l’analisi di Ebury, società fintech specializzata in pagamenti e incassi internazionali e soluzioni di gestione del rischio cambio. Incrociando l’andamento delle principali valute con l’inflazione locale e le indicazioni di sicurezza della Farnesina emerge un quadro che ribalta diversi luoghi comuni: alcune delle destinazioni considerate oggi tra le più sicure al di fuori dell’Europa sono anche quelle in cui il potere d’acquisto dell’euro è aumentato maggiormente rispetto all’ultimo anno. Al contrario, mete che per lungo tempo sono state associate all’idea di vacanza economica stanno progressivamente perdendo parte del loro vantaggio competitivo.
L’Asia guida la classifica tra sicurezza e convenienza
Se esiste una regione che racconta meglio di tutte questa trasformazione è l’Asia orientale. Negli ultimi anni il Giappone è diventato uno dei simboli del turismo globale: il Paese continua a registrare nuovi record di visitatori internazionali, tanto che città come Tokyo, Kyoto e Osaka stanno introducendo misure per gestire i flussi turistici e limitare gli effetti dell’overtourism. A rendere il Giappone ancora più attrattivo contribuisce anche la debolezza dello yen, che negli ultimi mesi ha favorito l’arrivo di milioni di viaggiatori provenienti da Europa, Stati Uniti e resto dell’Asia. L’analisi di Ebury conferma questa tendenza anche dal punto di vista economico. Lo yen si è indebolito del 10% rispetto all’euro negli ultimi dodici mesi e l’inflazione è rimasta contenuta all’1,4%. Il risultato è che oggi un viaggiatore italiano può acquistare circa il 13% in più rispetto a quanto potrebbe fare spendendo la stessa cifra nell’Eurozona. Per una destinazione spesso percepita come costosa, si tratta di uno dei cambiamenti più significativi osservati negli ultimi anni.
Anche la Corea del Sud continua a guadagnare terreno tra le preferenze dei viaggiatori internazionali. L’interesse crescente per la cultura pop, dalla musica alla skincare, si accompagna a infrastrutture moderne e a uno dei sistemi di trasporto pubblico più avanzati al mondo. Sul fronte economico, il won si è indebolito del 10,1% rispetto all’euro nell’ultimo anno e, nonostante un’inflazione del 3,1%, il potere d’acquisto dell’euro risulta oggi superiore di circa 11% rispetto all’Europa.
A completare il quadro anche Singapore, che continua a essere associata all’idea di una destinazione esclusiva e costosa. I dati, però, raccontano una realtà leggermente diversa. Il dollaro di Singapore si è indebolito dello 0,5% nei confronti dell’euro e, con un’inflazione limitata all’1,8%, il potere d’acquisto dell’euro risulta oggi superiore di circa 2% rispetto all’Eurozona. Un vantaggio contenuto, ma sufficiente a rendere la città-Stato meno proibitiva di quanto molti possano immaginare.
Tra conferme e sorprese: le Americhe e l’Oceania
Anche tra le destinazioni considerate più sicure emergono però differenze importanti. È il caso del Canada, che continua a essere una delle mete più apprezzate dagli amanti dei parchi nazionali e del turismo outdoor. Sul piano economico, il dollaro canadese si è indebolito del 3,4% rispetto all’euro e, con un’inflazione del 2,8%, oggi un turista europeo dispone di un potere d’acquisto superiore di circa 4% rispetto a quello che avrebbe spendendo la stessa cifra nell’Eurozona.
Una dinamica simile riguarda anche la Nuova Zelanda, da anni ai primi posti nelle classifiche internazionali dedicate alla qualità della vita e alla sicurezza. Complice il successo del turismo naturalistico e dell’escursionismo, il Paese continua ad attrarre viaggiatori alla ricerca di esperienze lontane dal turismo di massa. Il dollaro neozelandese si è indebolito del 4,2% nei confronti dell’euro negli ultimi dodici mesi e, con un’inflazione del 3,1%, il vantaggio economico rimane positivo: oggi il potere d’acquisto dell’euro è superiore di circa 5% rispetto all’Europa.
Diverso è invece il caso dell’Australia. Rimane una delle destinazioni più sicure e desiderate per chi sogna un viaggio dall’altra parte del mondo, ma il 2026 conferma come sicurezza e convenienza non coincidano sempre. Negli ultimi mesi il rafforzamento dell’economia australiana e il recupero del dollaro locale hanno ridotto il vantaggio per i viaggiatori europei. Il dollaro australiano si è rafforzato dell’8% rispetto all’euro e, con un’inflazione al 4,2%, il potere d’acquisto dell’euro risulta oggi inferiore di circa 8% rispetto all’Eurozona. Un dato che non mette in discussione l’attrattività del Paese, ma che invita a pianificare con maggiore attenzione il budget una volta arrivati a destinazione.
In Sud America, il Cile è tra i Paesi più stabili della regione, ma perde parte della sua convenienza: il peso cileno si è rafforzato del 4,8% rispetto all’euro e, con un’inflazione del 3,9%, il potere d’acquisto dell’euro risulta oggi inferiore di circa 5% rispetto all’Eurozona. Più equilibrata invece la situazione dell’Uruguay, dove il peso si è rafforzato dello 0,8% e l’inflazione al 3,8% porta il vantaggio economico a un sostanziale pareggio (-1%).
Le mete più amate dagli italiani: Brasile, Messico e Sud-Est asiatico
Accanto alle destinazioni considerate più sicure, restano poi alcune delle mete extraeuropee più amate dagli italiani, come Indonesia, Thailandia, Brasile e Messico. Si tratta di Paesi che continuano ad attrarre milioni di turisti ogni anno, ma per i quali la Farnesina raccomanda di prestare particolare attenzione ad alcune aree del territorio, invitando a informarsi prima della partenza sulle condizioni di sicurezza locali a causa di episodi di banditismo.
Dal punto di vista economico, però, anche in questo caso emergono differenze significative. L’Indonesia si conferma una delle destinazioni più convenienti dell’estate 2026. La rupia si è indebolita dell’8,4% rispetto all’euro negli ultimi dodici mesi e, con un’inflazione del 3,1%, oggi il potere d’acquisto dell’euro è superiore di circa 9% rispetto all’Eurozona. Più stabile la situazione della Thailandia, che continua a rappresentare una delle principali porte d’ingresso del Sud-Est asiatico. Il baht si è indebolito dello 0,7% nei confronti dell’euro e, con un’inflazione del 2,8%, il vantaggio economico si limita a circa 1% rispetto all’Europa. Un dato che conferma come il Paese resti competitivo, ma senza il forte vantaggio valutario che lo aveva caratterizzato negli anni passati.
Diverso il discorso per Brasile e Messico, due destinazioni che nell’immaginario collettivo continuano a essere associate a vacanze relativamente economiche. Oggi, però, la realtà è cambiata. Il real brasiliano si è rafforzato dell’8,2% rispetto all’euro e, nonostante un’inflazione del 4,7%, il potere d’acquisto dell’euro risulta inferiore di circa 9% rispetto all’Eurozona. Un andamento simile interessa anche il Messico, dove il peso si è apprezzato del 9,6% nei confronti della valuta europea e l’inflazione del 3,9% porta il potere d’acquisto dell’euro a un -9% rispetto all’Europa.
La fotografia che emerge racconta così un cambiamento più profondo della semplice oscillazione dei cambi. Negli ultimi anni il concetto stesso di “destinazione economica” si è trasformato: Paesi che da sempre sono stati percepiti come costosi sono diventati progressivamente più accessibili, mentre alcune mete tradizionalmente low cost stanno perdendo parte del vantaggio competitivo che le aveva rese popolari tra i viaggiatori europei. Per il viaggiatore italiano, quindi, la domanda non è più soltanto dove spendere meno, ma dove sia possibile ottenere il miglior equilibrio tra sicurezza, qualità dell’esperienza e potere d’acquisto. E, almeno per l’estate 2026, la risposta sembra guardare soprattutto verso l’Asia orientale, che riesce a coniugare stabilità, sicurezza e convenienza economica meglio di molte altre destinazioni extraeuropee. Un risultato che, fino a qualche anno fa, avrebbe sorpreso molti viaggiatori.