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Mare bollente, la crisi del clima stringe la Puglia in una morsa: addio a sarde e acciughe

Il surriscaldamento delle acque altera il plancton e spinge i pesci di superficie a migrare altrove

Pubblicato da: redazione | Gio, 16 Luglio 2026 - 20:43
pescatori

Il mare sempre più caldo continua a rappresentare una minaccia concreta per la pesca e l’acquacoltura pugliese e, se da un lato quest’anno la mitilicoltura registra una parziale ripresa favorita dalle basse temperature dell’inverno, dall’altro gli effetti del cambiamento climatico continuano a mettere a rischio il futuro del comparto e la sostenibilità produttiva ed economica delle imprese ittiche. A lanciare l’allarme è Coldiretti Pesca Puglia, che evidenzia come il surriscaldamento delle acque del Mediterraneo stia modificando gli equilibri degli ecosistemi marini, con conseguenze dirette sulla produzione e sulla sostenibilità economica delle imprese.

Per il pescato gli effetti del cambiamento climatico sono evidenti – spiega Coldiretti Pesca Puglia – se il pesce di fondale, catturato dalla pesca a strascico, risente meno delle variazioni termiche grazie alla maggiore stabilità delle temperature sui fondali, ben diversa è la situazione per il pesce di superficie e per la piccola pesca costiera. L’aumento della temperatura dell’acqua spinge infatti i piccoli pelagici, come sardine e acciughe, a spostarsi verso aree più fresche, rendendo più difficile il lavoro dei pescatori e riducendo la disponibilità del pescato. Il surriscaldamento del mare altera inoltre gli equilibri della catena alimentare marina – incalza Coldiretti Pesca Puglia – con la diminuzione dell’ossigeno disciolto e le modifiche nella produzione di plancton, di cui si nutrono sardine e acciughe, che compromettono la sopravvivenza delle larve durante la fase riproduttiva, determinando una minore crescita delle popolazioni ittiche, una riduzione dell’abbondanza e lo spostamento degli stock, con effetti diretti sulla produttività della pesca nel Mediterraneo.

Le difficoltà di approvvigionamento delle materie prime destinate alla mangimistica e l’aumento dei prezzi dei mangimi, che rappresentano – dice Coldiretti Pesca Puglia – oltre la metà dei costi di gestione di un allevamento ittico, riducono ulteriormente i margini economici delle aziende, già gravate dall’aumento dei costi di energia, carburanti, trasporti, manodopera e servizi. Una pressione che rischia di compromettere la competitività delle imprese pugliesi in un contesto in cui il settore ittico italiano continua a registrare una progressiva contrazione.

La mitilicoltura pugliese, concentrata principalmente nelle aree del Tarantino e di Cagnano Varano, ha subito negli ultimi anni pesanti perdite proprio a causa dell’innalzamento della temperatura del mare, che ha provocato la moria sia dei giovanili destinati al ripopolamento degli impianti sia dei mitili adulti pronti per la commercializzazione. Quest’anno la produzione – aggiunge Coldiretti Pesca Puglia – mostra segnali di recupero grazie a un inverno più rigido, che ha favorito il corretto sviluppo dei mitili. Sono tornati sul mercato i prodotti adulti e vi è disponibilità di giovanili destinati anche agli altri impianti di allevamento. Un risultato positivo che, però, non deve far abbassare la guardia, perché le temperature estive elevate continuano a rappresentare un fattore di rischio per uno dei comparti simbolo della pesca pugliese.

“Il ritorno di una buona produzione di cozze è certamente un segnale incoraggiante, ma non basta a cancellare le difficoltà strutturali che il comparto vive ormai da anni. Il mare sempre più caldo sta cambiando gli equilibri naturali, con effetti sulla mitilicoltura, sul pesce azzurro e sull’attività della piccola pesca. Occorre investire nella ricerca, nel monitoraggio e in misure di sostegno alle imprese, perché il rischio è quello di compromettere un patrimonio produttivo fondamentale per l’economia costiera pugliese”, afferma Davide Di Pinto, responsabile di Coldiretti Pesca Puglia.

Per Coldiretti Pesca Puglia è indispensabile rafforzare gli strumenti di adattamento ai cambiamenti climatici e sostenere gli investimenti delle imprese della pesca e dell’acquacoltura, affinché possano continuare a garantire produzioni di qualità, occupazione e presidio delle comunità costiere in un contesto climatico sempre più difficile.

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