Tre procedure di gara concluse con esito negativo, per la mancata presentazione di offerte idonee da parte degli operatori economici. È questa la ragione indicata in una pec, inviata ad alcuni genitori, dalla Città Metropolitana di Bari per spiegare lo stop al servizio ordinario di trasporto scolastico destinato agli studenti con disabilità delle scuole superiori dell’area metropolitana per l’anno scolastico 2026/2027. Il servizio, dunque, non potrà essere garantito subito nella forma ordinaria. Al suo posto, almeno temporaneamente, l’ente chiede alle famiglie di accompagnare i figli con mezzo proprio da casa a scuola e ritorno, prevedendo un rimborso chilometrico. Una soluzione che ha fatto scattare la protesta di diversi genitori, preoccupati non solo per l’incertezza sui tempi e per il rischio che “il peso dell’organizzazione quotidiana ricada interamente sulle famiglie”, ma anche per l’impossibilità di alcuni di provvedere a farsi carico per via di diverse questioni, tra cui anche l’assenza di un mezzo privato in famiglia.
La comunicazione è stata inviata ai genitori degli alunni con disabilità che frequentano gli istituti secondari di secondo grado dell’area metropolitana di Bari. Nella nota, la Città Metropolitana spiega di essere consapevole del disagio causato dalla situazione e assicura di aver avviato una riprogettazione della gara, rivedendo le caratteristiche economiche e tecniche del servizio, pur mantenendo gli standard di sicurezza e assistenza agli studenti. Il nodo principale resta però quello dei tempi. L’amministrazione precisa che, trattandosi di una procedura di rilevanza europea, la normativa impone termini minimi di pubblicazione, valutazione delle offerte e verifica dei requisiti che non possono essere abbreviati. Per questo, attualmente, non è possibile indicare una data certa di attivazione del servizio.
Nelle more della nuova procedura, alle famiglie viene quindi chiesta la disponibilità a effettuare il trasporto con mezzo proprio dall’inizio dell’anno scolastico, fissato dal calendario regionale al 17 settembre 2026, e fino all’attivazione del servizio dopo il nuovo affidamento. In favore dei nuclei familiari sarà riconosciuto un rimborso chilometrico per i tragitti di andata e ritorno, calcolato sulla base delle tabelle Aci 2026 e applicato alla distanza effettivamente percorsa tra l’abitazione dell’alunno e l’istituto scolastico, solo per i giorni di effettiva frequenza. Ma la misura non tranquillizza i genitori. Alcune famiglie, secondo quanto riferito, si stanno organizzando per andare negli uffici della Città Metropolitana e chiedere chiarimenti. Il timore è che una soluzione definita temporanea possa durare per un periodo indefinito.
“Non è possibile dare un compenso per un periodo che non sappiamo quando finisce e, cosa peggiore, potrebbe non finire ed essere perenne”, racconta un papà che chiede di restare anonimo. Parole a cui fanno eco quelle di tanti altri. “Il diritto allo studio, anche tramite il servizio di trasporto disabili, deve essere garantito e non affidato ai genitori, non ce ne facciamo nulla dei voucher, ci sono famiglie che non hanno neanche l’auto, che dobbiamo fare, cambiare scuola? Siamo allibiti, le misure di supporto sostitutive devono essere tarate sui bisogni dei ragazzi, qui invece il bisogno pare sia solo quello loro, esigiamo spiegazioni, non possiamo accontentarci dei voucher”. La preoccupazione delle famiglie non riguarda solo l’aspetto economico. Accompagnare ogni giorno uno studente con disabilità significa riorganizzare orari di lavoro, assistenza, terapie, spostamenti e tempi familiari. Un impegno quotidiano che rischia di diventare difficilmente sostenibile, soprattutto per i nuclei più fragili o per chi non dispone di un mezzo proprio adeguato.
Nel frattempo, nella pec inviata, l’ente ha assicurato che la misura sostitutiva resterà attiva senza interruzioni fino all’effettivo avvio del nuovo servizio e che le famiglie saranno costantemente informate sull’avanzamento della procedura attraverso comunicazioni dedicate e aggiornamenti sul sito istituzionale. Resta aperta, però, la questione sociale sollevata dai genitori: il trasporto scolastico degli studenti con disabilità è parte concreta del diritto allo studio e dell’inclusione. E, per le famiglie “non può essere trasformato in un servizio da garantire privatamente, anche se con rimborso, senza tempi certi per il ritorno alla normalità”.