Uva da tavola di qualità, ma prezzi all’origine sotto pressione. È il quadro tracciato da Confagricoltura Puglia nella prima fase della campagna, in una regione che resta il primo produttore italiano con oltre 23mila ettari dedicati. Secondo l’organizzazione agricola, la Puglia conferma il proprio primato nazionale per vocazione produttiva e qualità del prodotto, ma deve fare i conti con quotazioni non adeguate ai costi sostenuti dalle imprese.
“In questa prima fase della campagna dell’uva da tavola, la Puglia conferma il proprio primato nazionale per qualità e vocazione produttiva, ma deve fare i conti con quotazioni all’origine non all’altezza dei costi di produzione, a causa della forte pressione concorrenziale sui mercati europei”, rileva Confagricoltura Puglia.
A pesare sulla produzione sono state anche le alte temperature, che hanno reso più complessa la gestione della fioritura e dell’allegagione. Il risultato, secondo le stime dell’organizzazione, è una flessione media delle rese intorno al 10% per pianta rispetto a un’annata ordinaria. Sul fronte commerciale, la campagna risente soprattutto della concorrenza estera. Confagricoltura segnala l’arrivo in Europa di nuove produzioni egiziane tra maggio e luglio, con una coda fino alla fine del mese, e la pressione delle aree spagnole di Alicante e Murcia, specializzate in varietà seedless simili a quelle pugliesi.
Alle difficoltà di mercato si aggiungono i costi di produzione in aumento, in particolare per energia, acqua, fitosanitari e materiali. Il caldo ha imposto anche un maggiore ricorso agli interventi irrigui, con un uso più intensivo di acqua prelevata da falde e pozzi. Resta poi il nodo della manodopera specializzata, difficile da reperire soprattutto in una filiera come quella dell’uva da tavola, che richiede tempi precisi, attenzione nella raccolta e cura nella gestione del vigneto. In questo scenario, Confagricoltura Puglia giudica positivamente il rinnovo del credito d’imposta a favore delle imprese agricole, considerato uno strumento utile per sostenere investimenti e liquidità di filiera.
La Puglia mantiene comunque un peso decisivo nel comparto nazionale dell’uva da tavola. Secondo le stime del catasto varietale della Commissione uva da tavola, circa il 70% della superficie pugliese è ormai orientato verso varietà senza semi, le cosiddette seedless. Il restante 30-35% è costituito da varietà con semi, come Italia, Vittoria e Regina, ancora apprezzate in mercati come Francia, Svizzera e alcuni Paesi dell’Est. Germania e Regno Unito mostrano invece una domanda più debole per queste tipologie, orientandosi sempre più verso le uve senza semi. Il comparto pugliese si trova quindi davanti a una doppia sfida: difendere la qualità del prodotto e il primato produttivo, ma anche reggere la pressione dei mercati internazionali, dei costi e del clima, che incide sempre di più sull’organizzazione delle campagne agricole.
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