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Turismo, il Salento oltre il mare: tra pietra e atmosfere antiche. Ecco Specchia

Per la rubrica turismo scopriamo un borgo pugliese

Pubblicato da: redazione | Lun, 10 Agosto 2026 - 17:34
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Quando si pensa al Salento, il pensiero corre quasi inevitabilmente verso spiagge dorate, scogliere e acqua cristallina. Eppure basta allontanarsi dalla costa per incontrare un’altra anima di questa terra, più silenziosa e profondamente legata alla sua storia. Specchia, nell’entroterra della provincia di Lecce, è uno di quei luoghi capaci di raccontarla. Adagiato ai piedi della Serra Magnone, il borgo è stato inserito nel circuito dei Borghi più belli d’Italia e ha ottenuto la Bandiera Arancione del Touring Club Italiano. Qui non servono grandi itinerari: il bello è passeggiare senza fretta, entrare nei vicoli, osservare la pietra chiara dei palazzi e scoprire che sotto le strade esiste persino un’altra Specchia, quella degli antichi frantoi ipogei.

Nel centro storico, dove il Salento rallenta

Specchia è uno di quei borghi in cui vale la pena dimenticare per qualche ora la macchina e affidarsi semplicemente ai propri passi. Il centro storico è un intreccio di vicoli, corti, scalinate, archi e abitazioni in pietra che conservano l’atmosfera dei piccoli centri salentini. Il cuore del paese è Piazza del Popolo, elegante salotto urbano sul quale si affacciano alcuni degli edifici più importanti. Tra questi spicca Palazzo Risolo, conosciuto anche come Palazzo Protonobilissimo Risolo. L’edificio, risalente al Cinquecento, nacque come castello e venne successivamente trasformato in residenza signorile dalla famiglia Protonobilissimo, marchesi di Specchia tra XVI e XVII secolo. A completare il panorama della piazza c’è Palazzo Baronale Ripa, costruzione seicentesca appartenuta alla famiglia dei conti Ripa.

Chiese, cripte e tracce bizantine

La lunga storia di Specchia emerge soprattutto attraverso i suoi edifici religiosi. La Chiesa della Presentazione della Beata Vergine Maria, matrice del paese, ha origini quattrocentesche, anche se l’aspetto attuale è il risultato delle trasformazioni avvenute nei secoli successivi. All’interno spiccano elementi in pietra leccese e decorazioni barocche. Particolarmente suggestiva è poi la Cappella di Santa Caterina Martire, risalente ai primi decenni del Cinquecento. Conserva affreschi dedicati alla vita e al martirio della santa e permette di accedere a una cripta sotterranea di origine basiliana nella quale sopravvivono tracce di pitture bizantine. Ancora più antica è la piccola Chiesa di Sant’Eufemia, immersa nella campagna e circondata dagli ulivi. Datata tra IX e X secolo, conserva un’impronta bizantina e rappresenta una delle testimonianze più affascinanti del passato del territorio. Da vedere anche la Cripta della Madonna del Passo e il Convento dei Francescani Neri, nato nei primi decenni del Cinquecento e successivamente trasformato nel corso dei secoli.

Sotto Specchia, la strada dei frantoi ipogei

Per comprendere davvero il rapporto tra Specchia e il suo territorio bisogna scendere sotto terra. Nel sottosuolo del centro storico si trovano infatti gli antichi frantoi ipogei, realizzati tra il XV e il XIX secolo. Erano luoghi destinati alla lavorazione delle olive e alla produzione dell’olio, elemento centrale nell’economia e nella vita quotidiana del Salento. La cosiddetta via dei frantoi ipogei permette così di scoprire una dimensione completamente diversa del borgo. Ambienti scavati nella roccia, macine e spazi di lavorazione raccontano un’epoca in cui l’olio non rappresentava soltanto un prodotto alimentare, ma una delle principali risorse economiche del territorio. E ancora oggi l’olio extravergine d’oliva resta uno dei protagonisti della tavola locale, insieme ai piatti della tradizione contadina salentina.

Una storia nata lontano dal mare

Anche la posizione di Specchia racconta qualcosa della sua storia. Secondo le ricostruzioni riportate dalle fonti, il primo insediamento risalirebbe al IX secolo, quando pastori e contadini cercarono rifugio nell’entroterra per proteggersi dalle incursioni provenienti dal mare. Con i Normanni iniziò poi la lunga stagione feudale. Il territorio passò nel corso dei secoli attraverso numerose famiglie e signorie, dagli Orsini Del Balzo ai Di Capua, dai Gonzaga ai Protonobilissimo, fino ai dè Liguoro. Specchia fu anche distrutta e successivamente ripopolata nel XV secolo. Castello e fortificazioni tornarono a offrire protezione proprio a quelle popolazioni che abbandonavano le zone costiere minacciate dalle incursioni turche. Il borgo che oggi appare così tranquillo è quindi anche il risultato di secoli di invasioni, ricostruzioni e contaminazioni.

Tradizioni, pizzica e sapori salentini

Visitare Specchia significa anche entrare nel calendario delle tradizioni locali. Durante l’anno il paese ospita manifestazioni religiose, appuntamenti gastronomici e iniziative culturali, mentre nei mesi estivi il borgo si anima con gli eventi dell’Estate Specchiese. Musica popolare e pizzica continuano a rappresentare una parte importante dell’identità salentina, insieme a una cucina che nasce soprattutto dai prodotti semplici della terra. E proprio il rapporto con la campagna rimane uno degli elementi più caratteristici di Specchia: basta uscire dal centro abitato per ritrovarsi tra ulivi, masserie e strade rurali da percorrere anche a piedi o in bicicletta.

Dal borgo al mare: le spiagge a pochi chilometri

Uno dei vantaggi di scegliere Specchia come tappa di un viaggio in Salento è la possibilità di unire entroterra e costa.  A pochi chilometri si incontrano alcune delle località balneari più conosciute del territorio. Sul versante ionico si possono raggiungere Lido Marini, con la sua lunga distesa di sabbia, Torre Pali, Torre San Giovanni e soprattutto Pescoluse, celebre per la sabbia chiara e il fondale basso. Spostandosi verso l’Adriatico si incontrano invece Tricase Porto e Marina Serra, conosciuta per la sua suggestiva piscina naturale circondata dalla roccia. È proprio questa posizione a rendere Specchia particolarmente interessante: la mattina si può passeggiare tra palazzi e frantoi sotterranei, il pomeriggio ritrovarsi davanti al mare.

Specchia, il Salento da scoprire lentamente

Specchia offre una prospettiva diversa rispetto all’immagine più conosciuta del Salento. Non quella degli stabilimenti balneari e delle giornate trascorse sulla spiaggia, ma quella dei paesi costruiti sulla pietra, delle cripte bizantine, dell’olio prodotto sotto terra e delle piazze che tornano a riempirsi al tramonto. È un luogo che non ha bisogno di stupire con grandi monumenti: conquista attraverso i dettagli. Una porta antica, un vicolo che gira improvvisamente dietro un palazzo, una chiesa nascosta tra gli ulivi o una scala che conduce nel sottosuolo. E quando il mare torna a farsi sentire, è comunque lì, a pochi chilometri di distanza. Forse è proprio questo il modo migliore per conoscere davvero il Salento: partire dalla costa, certo, ma ogni tanto voltarle le spalle e andare a vedere cosa custodisce la terra appena più in là.

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