Sedici punti in sette giornate e il primato del Girone C, diviso con il Potenza. Il Bari ci è arrivato senza incantare, ed è forse questo il dato più curioso di un avvio di stagione che va letto con un po’ di attenzione. Dopo il successo esterno di Sorrento, i biancorossi hanno battuto di misura il Cosenza al San Nicola e hanno centrato la seconda vittoria consecutiva. La media punti è vicina a quella che aveva la squadra di Mignani dopo lo stesso numero di partite, e a quella di molte delle vincitrici del torneo nelle ultime stagioni.
Il paradosso sta tutto qui: il Bari è in vetta senza aver ancora mostrato il suo volto migliore. Contro il Cosenza si sono rivisti difetti già intravisti nelle settimane precedenti, tra imprecisioni tecniche, una gestione del pallone non sempre lucida e una manovra offensiva che cerca ancora automatismi. In un primo tempo poco vivace l’unica vera occasione su azione è arrivata da un errore della difesa avversaria, sfruttato da Della Morte per servire Butic. Per il resto qualcosa è nato dalle palle inattive o da situazioni estemporanee, pur con il pallone a lungo in mano contro una squadra che nelle prime giornate aveva faticato parecchio. Lo ha ammesso lo stesso Rastelli nel dopogara: «Tante volte abbiamo fatto triangolazioni di prima molto belle, ma se non vai a concludere sembra poco».
Il problema, in sostanza, sta negli ultimi trenta metri. Il Bari portava molti uomini in avanti, con i due centrocampisti vicini al tridente per offrire soluzioni tra le linee, e le azioni migliori nascevano quando da Anzolin si trovava una mezzala dentro al campo. Quando quei collegamenti non si aprivano, la manovra rallentava e si ripiegava sulla ricerca diretta di Butic o sugli strappi di Darboe. Anche nelle zone giuste, però, è mancata spesso la qualità nell’ultima scelta o nell’esecuzione.
Eppure la partita si è vinta, e su un episodio: il cross di Tribuzzi e il colpo di testa di Maggiore. Qui sta forse la differenza rispetto a tante squadre viste negli ultimi anni. Quando la prestazione non brilla, questo Bari resta dentro la gara, resiste nei momenti difficili e sfrutta l’occasione giusta. Non sarà sempre sufficiente, ma in Serie C non è una qualità secondaria. E c’è un altro elemento da considerare: i biancorossi stanno raccogliendo punti mentre sono ancora in costruzione, mentre di solito le squadre nuove rischiano l’opposto, cioè intravedere buone idee e intanto perdere terreno in classifica.
Il contesto aiuta a capire. Rastelli ha convissuto con un’emergenza continua: contro il Cosenza gli indisponibili erano sette, quattro dei quali nel reparto arretrato. Cambiano gli interpreti, cambiano le gerarchie e diventa difficile lavorare con continuità sulla formazione ideale. Non può diventare un alibi, ma spiega qualcosa. La sensazione è che l’allenatore abbia scelto di partire dalle fondamenta: prima una squadra capace di stare dentro le partite, poi una qualità che cresce gradualmente.
Le fondamenta, per ora, reggono. Dopo la disfatta di Barletta il Bari ha concesso una sola rete, e i meriti non sono soltanto di Cerofolini. La squadra appare più compatta e affiatata partita dopo partita, anche grazie a giocatori come Tribuzzi, prezioso per sacrificio e coperture. Dai terzini sono arrivate indicazioni positive: Mogos sembra aver ritrovato continuità ed è stato decisivo nel finale, mentre Anzolin ha esordito a pochi giorni dal suo arrivo, in piena emergenza sulla sinistra, con una prova ordinata e senza sbavature. Diverso il discorso davanti, dove il rientro di Gomez, e anche di terzini con maggiore spinta, potrebbe cambiare gli equilibri. Se il numero nove tornasse ai livelli delle passate stagioni offrirebbe un riferimento più naturale negli ultimi metri e permetterebbe a Butic di giocare nel ruolo che gli è più congeniale.
Intanto c’è chi si prende la scena. Giulio Maggiore, alla prima da capitano, ha sbloccato la partita con uno stacco imperioso e un colpo di testa imprendibile. È il suo terzo gol stagionale, dopo quelli con la Cavese all’esordio e ad Altamura nella prima trasferta. Nessuno ha segnato più di lui: Butic e Mantovani, difensore goleador un po’ a sorpresa, sono fermi a due. In poche settimane è diventato l’uomo di fiducia di Rastelli e, in un momento in cui il Bari fatica a produrre gioco, è il giocatore che più spesso lo toglie d’impaccio.
Dire che il Bari «gioca male ma vince» sarebbe riduttivo. Una squadra che trasforma con regolarità partite complicate in risultati possiede carattere, concentrazione, capacità di soffrire e consapevolezza dei momenti della gara. Il primo posto, però, non deve diventare un punto d’arrivo, ma la base da cui pretendere di più. Se alla solidità si aggiungerà maggiore qualità, le prospettive cambieranno sensibilmente. Se invece le difficoltà nella produzione offensiva e nella gestione del pallone diventassero strutturali, i risultati raccolti finora avrebbero soltanto ritardato il problema.
È presto per dire quale lettura sia quella giusta. La prima risposta arriverà dalla trasferta di Salerno: la Salernitana è sulla carta una delle grandi del girone e sarà un banco di prova diverso, quando dall’altra parte il peso dell’avversario aumenta. Non deciderà una stagione ancora lunghissima, ma dirà qualcosa sulla capacità del Bari di alzare il livello. Essere primi senza aver espresso il proprio massimo è un limite, perché mostra quanto ci sia da sistemare. Può però diventare una grande forza, se vuol dire che questa squadra ha ancora molto da aggiungere e ha già imparato a vincere.