Un nuovo vaccino terapeutico potrebbe offrire ulteriori possibilità di cura ai pazienti con tumore al polmone in fase avanzata, nei quali i trattamenti precedenti hanno smesso di funzionare. I risultati di uno studio clinico di fase II mostrano un aumento della sopravvivenza a un anno nei pazienti che hanno ricevuto il vaccino associato all’immunoterapia o alla chemioterapia, rispetto a quelli sottoposti alla sola chemioterapia tradizionale.
La sperimentazione, promossa dalla Fondazione Ricerca Traslazionale (FoRT), sarà presentata nei prossimi giorni al congresso della Società Europea di Oncologia Medica (Esmo), in programma a Madrid. Il trattamento è stato studiato per una specifica categoria di pazienti affetti da carcinoma polmonare non a piccole cellule, la forma più comune di tumore del polmone, che rappresenta circa l’85% delle diagnosi. A differenza dei vaccini preventivi, quello sperimentato ha una funzione terapeutica: il suo obiettivo è stimolare le difese immunitarie dell’organismo affinché riconoscano e attacchino le cellule tumorali.
“Il vaccino è costituito da una combinazione sintetica di 10 brevi frammenti di amminoacidi (peptidi) selezionati da antigeni tumorali”, spiega Federico Cappuzzo, primo autore dello studio, direttore dell’Oncologia Medica 2 dell’Istituto Nazionale Tumori Regina Elena di Roma e presidente della Fondazione FoRT. Il farmaco, definito vaccino peptidico, agisce attraverso il riconoscimento di specifiche proteine presenti sulle cellule tumorali. Il meccanismo è rivolto in particolare ai pazienti positivi alla variante genetica Hla-A2. “Il farmaco agisce come un vero e proprio addestratore molecolare del sistema immunitario”, sottolinea Cappuzzo, spiegando che il vaccino presenta ai linfociti T dieci elementi di riconoscimento delle cellule tumorali, con l’obiettivo di favorirne la distruzione.
La sperimentazione, denominata Combi-TED, ha coinvolto 106 pazienti nei quali la malattia era progredita dopo una prima linea di chemio-immunoterapia. I partecipanti sono stati suddivisi in tre gruppi, uno trattato con il vaccino associato alla chemioterapia, un secondo con il vaccino abbinato all’immunoterapico nivolumab e un terzo sottoposto alla sola chemioterapia standard a base di docetaxel. I risultati hanno evidenziato una sopravvivenza a un anno del 47% tra i pazienti trattati con vaccino e immunoterapia e del 46% tra quelli che hanno ricevuto il vaccino insieme alla chemioterapia. Nel gruppo sottoposto esclusivamente al trattamento tradizionale, invece, la percentuale si è fermata al 29%. Si tratta dunque di un incremento di 17-18 punti percentuali della sopravvivenza a un anno nei gruppi che hanno ricevuto il vaccino sperimentale.
“I risultati sono stati molto positivi”, afferma Cappuzzo, evidenziando che nello studio non è stato osservato un aumento degli effetti collaterali rispetto ai trattamenti standard. I dati rappresentano un risultato incoraggiante per una patologia che continua ad avere un forte impatto sulla mortalità oncologica. In Italia il tumore del polmone colpisce ogni anno quasi 40mila persone e rappresenta la prima causa di morte per cancro. La sperimentazione riguarda tuttavia un gruppo selezionato di pazienti e si trova ancora nella fase II della ricerca clinica. Saranno quindi necessari ulteriori studi per confermare i benefici osservati e stabilire il possibile ruolo del vaccino nei percorsi terapeutici. La prospettiva è quella di ampliare le possibilità di trattamento per i pazienti con malattia avanzata, soprattutto quando le terapie già disponibili non riescono più a controllarne la progressione.
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