Sono 49.111 i cittadini stranieri residenti nella provincia di Bari, il numero più alto registrato tra le province pugliesi. Un dato che emerge dalla 36esima edizione del Dossier statistico immigrazione, presentato oggi nel capoluogo pugliese, e che fotografa una presenza sempre più radicata sul territorio, ma ancora caratterizzata da forti disparità nel mondo del lavoro. A livello regionale, alla fine del 2025, i residenti stranieri erano 165.797, pari al 4,3% della popolazione complessiva. Rispetto all’anno precedente si registra un incremento del 6,9%, quasi il doppio rispetto alla crescita nazionale, attestata al 3,5%. Bari concentra il maggior numero di residenti stranieri, mentre Foggia presenta l’incidenza più elevata sulla popolazione provinciale, con il 6,7%. La crescita percentuale più consistente si registra invece a Taranto, con un aumento dell’8,8%.
Ma è soprattutto il mercato del lavoro a evidenziare le differenze tra cittadini italiani e stranieri. In Puglia il 50,8% dei lavoratori stranieri svolge professioni manuali non qualificate, una percentuale quasi cinque volte superiore a quella registrata tra gli italiani, ferma al 10,4%. Il dato regionale supera inoltre nettamente la media nazionale dei lavoratori stranieri impiegati in mansioni non qualificate, pari al 29,9%. Una situazione che mette in evidenza la concentrazione della manodopera straniera nelle occupazioni meno qualificate, nonostante livelli di partecipazione al mercato del lavoro leggermente superiori a quelli della popolazione italiana.
Il tasso di attività degli stranieri in Puglia raggiunge infatti il 59,2%, contro il 56,7% degli italiani. Anche il tasso di occupazione risulta più elevato, con il 52,6% rispetto al 50,9%. Nel complesso, i lavoratori stranieri rappresentano il 5,1% degli occupati della regione e il 5,7% delle persone disoccupate. Le differenze emergono anche dalla tipologia contrattuale e dai settori di impiego. L’86,3% degli occupati stranieri lavora alle dipendenze, contro il 74,7% degli italiani. Una parte rilevante trova occupazione in agricoltura, settore che assorbe il 39,7% della manodopera straniera, mentre il 16,4% è impiegato nel lavoro domestico.
Più contenuta, invece, la presenza nell’industria, dove lavora il 15,3% degli occupati stranieri rispetto al 23,2% degli italiani. Nei servizi il divario è ancora più evidente: il 45% contro il 70%. Il dossier affronta anche il tema dell’integrazione scolastica, evidenziando un radicamento delle famiglie straniere che riguarda ormai diverse generazioni. In Puglia gli studenti con cittadinanza non italiana sono 21.177, pari al 4% della popolazione scolastica. Oltre la metà è nata in Italia. La percentuale raggiunge il 70,2% nella scuola dell’infanzia e il 59,2% nella primaria, per poi scendere al 49,8% nella secondaria di primo grado e al 36,6% in quella di secondo grado. Numeri che raccontano una presenza non più legata esclusivamente ai nuovi arrivi, ma anche a bambini e ragazzi cresciuti nel territorio italiano.
Il rapporto, curato dal Centro studi e ricerche Idos in collaborazione con il Centro studi Confronti e finanziato attraverso l’Otto per mille della Chiesa valdese e l’Istituto di studi politici San Pio V, è stato presentato nella sede della Presidenza della Regione Puglia a Bari, alla presenza, tra gli altri, di Vitandrea Marzano, direttore della Sezione sicurezza del cittadino della Regione, e Antonio Ciniero, direttore di Idos Puglia. Il quadro che emerge è quello di una popolazione straniera in crescita, con una presenza significativa soprattutto nella provincia di Bari, ma con opportunità occupazionali ancora fortemente concentrate in pochi comparti e nelle mansioni meno qualificate. Una distanza che, accanto ai dati sulla partecipazione al lavoro e sulla presenza nelle scuole, pone il tema delle condizioni di integrazione economica e sociale.
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