Il Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Trani, accogliendo la richiesta della Procura della Repubblica di Trani, ha emesso un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di un giovane molfettese, a carico del quale sono emersi gravi indizi di colpevolezza in relazione ai reati di concorso in omicidio aggravato, detenzione e porto illegale in luogo pubblico di armi da sparo e violenza privata.
L’ordinanza è stata eseguita in data odierna dai Carabinieri del Comando Compagnia di Molfetta.
La misura cautelare si inserisce nel prosieguo delle indagini relative all’omicidio di Antony LA FORGIA, consumatosi a Molfetta nelle prime ore del 16 giugno 2026, per il quale nei mesi scorsi erano già stati eseguiti decreti di fermo nei confronti di tre presunti esecutori materiali e organizzatori, di cui due maggiorenni. Inoltre, nell’ambito della medesima indagine, il Giudice per le Indagini Preliminari di Trani, accogliendo la richiesta della Procura della Repubblica di Trani, aveva già disposto la custodia cautelare in carcere nei confronti di un altro soggetto maggiorenne, indagato per detenzione e porto in luogo pubblico di arma comune da sparo. Il provvedimento era stato sottoposto a riesame dinanzi al Tribunale della Libertà di Bari, che aveva rigettato l’impugnazione.
Con l’ordinanza appena eseguita, il Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Trani, condividendo le risultanze investigative finora acquisite, ha ritenuto che l’odierno indagato abbia fornito un contributo logistico e operativo fondamentale nelle fasi preparatorie, esecutive e successive al delitto. In particolare, secondo l’impostazione accusatoria validata dal Giudice, il giovane avrebbe partecipato attivamente alla fase preparatoria accompagnando un complice a prelevare l’autovettura usata per l’agguato e fornendo gli indumenti scuri per il travisamento; successivamente, avrebbe trasportato e consegnato materialmente sul luogo del delitto, a bordo di un motociclo, le due pistole utilizzate per l’omicidio, occupandosi infine del recupero e del successivo occultamento delle armi.
L’indagato avrebbe inoltre concorso, in termini logistici, alle azioni di violenza e minaccia esercitate sul soggetto utilizzato come “esca” per attirare la vittima sul luogo dell’agguato.
Le indagini, svolte avvalendosi dei Carabinieri del Nucleo Operativo e Radiomobile della Compagnia di Molfetta, sono state supportate dall’accurata analisi delle telecamere di videosorveglianza cittadine – che hanno documentato i transiti del motociclo in orari pienamente compatibili con le varie fasi delittuose -, dallo studio dei tabulati delle celle telefoniche, dall’attività di intercettazione telefonica e ambientale.
Il provvedimento restrittivo in carcere si è reso indispensabile in ragione delle attuali e concrete esigenze cautelari ravvisate dal Giudice, individuate nel pericolo di inquinamento probatorio all’occultamento delle armi non ancora rinvenute, al tentativo di inquinare le indagini tramite la precostituzione di un falso alibi e all’avvicinamento dei complici nonché in un concreto pericolo di di reati della medesima specie, vista la disponibilità di armi da fuoco.