Importante e chiarificatrice pronuncia della Corte di Giustizia dell’Unione Europea (Causa C-70/25) in materia di servizi di pagamento e tutela del consumatore vittima di attacchi informatici e phishing, ripresa e rilanciata dall’associazione Codici tramite la delegazione della Puglia.
La Corte UE ha stabilito in modo inequivocabile un principio fondamentale: in caso di operazione di pagamento non autorizzata, il prestatore di servizi di pagamento (banca o istituto di credito) è tenuto a rimborsare immediatamente l’importo al cliente, entro e non oltre la fine della giornata operativa successiva alla segnalazione.
Il caso trae origine dalla vicenda di una risparmiatrice caduta nella trappola di un link fraudolento durante una compravendita online, ingannata da un sito clone della propria banca. L’istituto di credito si era rifiutato di rimborsare la somma sottratta, addebitando alla cliente una “colpa grave” per non aver custodito adeguatamente le credenziali di accesso.
I giudici hanno affermato che il rimborso da parte della banca deve essere immediato ed è obbligatorio: l’unica eccezione prevista dal diritto dell’Unione è l’esistenza di un ragionevole e provato sospetto di frode commessa dallo stesso cliente, che va tempestivamente segnalato alle autorità competenti; non basta, quindi, una generica contestazione bancaria. Quindi niente scuse sulla colpa grave in prima battuta: la ritenuta colpa grave del consumatore non autorizza la banca a trattenere le somme o a negare il rimborso immediato. Inoltre, la pronunzia ha confermato l’inversione dell’onere della prova: qualora la banca ritenga che il cliente abbia agito con dolo o colpa grave, dovrà prima rimborsare il maltolto e, solo successivamente, avviare un’eventuale azione per dimostrare in sede legale la responsabilità dell’utente e chiedere il risarcimento.
“Si tratta di una svolta fondamentale per la tutela dei correntisti e dei consumatori – dichiara l’avvocato Stefano Gallotta, Coordinatore Regionale di Codici Puglia –. Per troppo tempo le banche hanno utilizzato la clausola della colpa grave come un paravento per rigettare sistematicamente le richieste di rimborso dei risparmiatori caduti vittime di truffe sempre più sofisticate ed ingannevoli, scaricando sull’utente l’onere e i costi di doversi rivolgere a un giudice. La sentenza della Corte UE ripristina la corretta gerarchia delle tutele: prima si restituiscono i soldi al cittadino, poi, se la banca ne ha i presupposti e le prove, sarà l’istituto a dover dimostrare l’eventuale negligenza grave del cliente. Questo orientamento stringente spingerà finalmente gli istituti di credito a rafforzare i propri sistemi di sicurezza e di blocco preventivo automatico per le transazioni anomale e sospette”.
Codici Puglia invita tutti i cittadini che siano stati vittime di truffe informatiche, phishing, smishing o prelievi non autorizzati sul proprio conto corrente o carta di credito, e che si siano visti opporre un rifiuto di rimborso da parte della propria banca, a non rassegnarsi e a rivolgersi agli sportelli territoriali dell’associazione. Esperti e legali dell’associazione sono a disposizione per analizzare i singoli casi, predisporre i reclami formalizzati ed esigere il rispetto dei principi stabiliti dalla Giurisprudenza europea. Per informazioni e assistenza scrivere a codici.puglia@codici.org.