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Bari, ancora bufera sull’Oncologico: c’è il nuovo appalto, ma l’internalizzazione è ferma. Annunciato sciopero

Il sindacato ha proclamato lo stato di agitazione, chiesto l'intervento della Regione

Pubblicato da: redazione | Ven, 6 Novembre 2026 - 14:53
istituto tumori

Un nuovo appalto da oltre 15 milioni di euro per affidare ai privati, per altri cinque anni, il servizio di pulizia e sanificazione dell’Istituto Oncologico Giovanni Paolo II di Bari, mentre il percorso per l’internalizzazione degli stessi servizi sarebbe fermo da mesi. È quanto denuncia USB Lavoro Privato Puglia, che ha proclamato lo stato di agitazione dei lavoratori e annunciato il ricorso allo sciopero.  Al centro della contestazione sindacale c’è la pubblicazione di un bando per l’affidamento del servizio di pulizia e sanificazione, della durata di 60 mesi e dal valore complessivo stimato di oltre 15 milioni di euro, comprese le opzioni contrattuali. Una scelta che, secondo USB, contrasterebbe con il percorso istituzionale avviato nei mesi scorsi per valutare la possibilità di riportare sotto la gestione pubblica i servizi di pulizia e ausiliariato. Il sindacato ricorda infatti che, già nel febbraio 2026, la terza e la sesta Commissione consiliare regionale avevano richiesto uno studio di fattibilità sull’internalizzazione dei servizi. Un approfondimento che, secondo l’organizzazione, non sarebbe mai stato completato dall’Istituto, determinando di fatto il blocco del confronto dallo scorso giugno.

“Per studiare l’internalizzazione non si trova il tempo. Per riaffidare ai privati un servizio essenziale, invece, si procede”, denuncia USB, sottolineando come la pubblicazione del nuovo bando sia arrivata dopo mesi di attesa e tre solleciti da parte dell’organizzazione sindacale. Per il sindacato, la decisione rischierebbe di compromettere un percorso che avrebbe potuto offrire maggiori garanzie ai lavoratori e consentire una valutazione dei possibili benefici economici e organizzativi derivanti dalla gestione diretta dei servizi. A preoccupare è soprattutto la prospettiva di vincolare per altri cinque anni la gestione delle attività di pulizia e sanificazione a un operatore privato, senza aver prima concluso gli approfondimenti richiesti dalle Commissioni regionali.

La nuova contestazione arriva in un momento particolarmente delicato per l’Oncologico barese. Soltanto nei giorni scorsi, infatti, l’Istituto è stato al centro delle polemiche per la vicenda che ha coinvolto l’ormai ex direttore generale Tommaso Stallone, dimessosi il 5 novembre dopo la sospensione cautelare e l’avvio del procedimento di decadenza disposti dalla Giunta regionale per il venir meno del rapporto fiduciario. La decisione era arrivata in seguito alla diffusione di alcuni filmati da parte della testata online Quinto Potere, relativi a presunti pagamenti effettuati da società che intrattenevano rapporti con l’istituto. Sulla vicenda la Procura di Bari ha aperto un fascicolo conoscitivo, inizialmente senza indagati né ipotesi di reato. A queste polemiche si sono aggiunte le denunce dei consiglieri regionali di Fratelli d’Italia (alcune di poche ore fa), che hanno sollevato interrogativi sulla mancata disponibilità della Pet e di un reparto di Medicina nucleare pienamente operativo, nonostante, secondo il gruppo politico, fossero disponibili circa 26 milioni di euro per gli interventi di ampliamento e potenziamento. Successivamente, gli stessi consiglieri hanno segnalato anche l’assenza della brachiterapia per le pazienti affette da alcuni tumori ginecologici, chiedendo un’audizione urgente in Commissione Sanità. Vicende distinte, sulle quali restano da chiarire diversi aspetti, ma che hanno riportato l’attenzione sulla gestione dell’Istituto Tumori barese.

USB, pur ribadendo il rispetto del principio di presunzione di innocenza e la necessità di accertare eventuali responsabilità nelle sedi competenti, ritiene che l’attuale situazione renda ancora più urgente una riflessione sulle modalità di gestione dei servizi sanitari. Secondo l’organizzazione sindacale, l’internalizzazione non rappresenterebbe soltanto una risposta alle aspettative occupazionali dei dipendenti, ma anche un’opportunità per rafforzare il controllo pubblico, ridurre la frammentazione gestionale e verificare i possibili risparmi derivanti dall’eliminazione dei costi dell’intermediazione privata. Il sindacato sottolinea inoltre come le attività di pulizia, sanificazione e ausiliariato rivestano un ruolo essenziale all’interno di una struttura oncologica, incidendo direttamente sulle condizioni igieniche, sulla sicurezza degli ambienti e sulla qualità dell’assistenza ai pazienti. Da qui la richiesta rivolta alla Regione Puglia e alle Commissioni consiliari competenti di intervenire immediatamente per chiarire le ragioni del mancato completamento dello studio di fattibilità e convocare un tavolo istituzionale. USB chiede anche di valutare la sospensione della procedura di gara, nei limiti consentiti dalla normativa, fino alla conclusione di un esame approfondito sulla possibilità di internalizzare i servizi.

“La Regione non può limitarsi ad assistere a questa situazione. Deve esercitare fino in fondo le proprie prerogative di indirizzo e controllo sulla sanità pubblica regionale”, sostiene l’organizzazione. Intanto, il sindacato ha annunciato l’avvio della mobilitazione dei lavoratori interessati, con la proclamazione dello stato di agitazione e la previsione di uno sciopero, che sarà formalizzato nel rispetto delle procedure previste per i servizi pubblici essenziali. “Non scioperiamo contro i pazienti. Scioperiamo per difendere la dignità del lavoro e una sanità pubblica che non può essere subordinata alla logica degli appalti”, conclude l’USB.

 

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