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Puglia sempre più anziana e con pensioni sotto la media nazionale: un residente su quattro ha più di 65 anni

I dati

Pubblicato da: redazione | Mer, 4 Novembre 2026 - 09:44
foto freepik

La Puglia invecchia, perde abitanti e continua a registrare pensioni inferiori alla media nazionale. Quasi un residente su quattro ha più di 65 anni, mentre il divario economico tra pensionati e pensionate resta particolarmente marcato. È quanto emerso dal Rendiconto Sociale Regionale Inps Puglia 2025, presentato alla Fiera del Levante di Bari, che restituisce il quadro di una regione alle prese con un progressivo cambiamento demografico e crescenti difficoltà sul fronte della previdenza e dell’assistenza.

A preoccupare è innanzitutto il dato sulla popolazione. Nel 2025 i residenti pugliesi sono scesi a 3.877.395, circa 13mila in meno rispetto all’anno precedente. Parallelamente, gli ultrasessantacinquenni hanno raggiunto quota 959.615, pari al 24,8% della popolazione, una percentuale superiore alla media nazionale. Un andamento che rischia di aumentare ulteriormente la domanda di assistenza sanitaria, servizi sociali e sostegno alle persone non autosufficienti. Sul fronte previdenziale, in Puglia si contano complessivamente 1.044.802 pensionati, mentre le pensioni di invalidità, vecchiaia e superstiti (IVS) vigenti sono circa 976mila. Nel corso del 2025 sono state liquidate circa 124mila nuove prestazioni, in calo dell’1,6% rispetto al 2024. Di queste, il 44% riguarda prestazioni previdenziali e il restante 56% prestazioni assistenziali.

L’importo medio delle nuove prestazioni si attesta a 757 euro mensili, mentre quello delle nuove pensioni di vecchiaia raggiunge i 1.190 euro, con un incremento del 3,4% rispetto all’anno precedente. Particolarmente significativo è il confronto con il resto d’Italia. Considerando le pensioni vigenti del Fondo Pensioni Lavoratori Dipendenti, in Puglia l’importo medio mensile è di 840,10 euro per le donne e 1.507,20 euro per gli uomini. A livello nazionale, invece, gli importi medi raggiungono rispettivamente 1.069,40 e 2.005,60 euro. Una differenza che evidenzia non soltanto il divario tra la Puglia e il resto del Paese, ma anche le disuguaglianze economiche tra uomini e donne al termine della carriera lavorativa.

A lanciare l’allarme è la segretaria generale della Uil Pensionati Puglia, Tiziana Carella, intervenuta durante la presentazione del Rendiconto. “Più anziani, meno giovani, pensioni più basse della media nazionale, lavoro povero, liste d’attesa e bisogni crescenti di assistenza: i numeri ci dicono che non siamo davanti a emergenze separate, ma a un’unica grande questione sociale pugliese”, afferma Carella. Secondo la rappresentante sindacale, il rischio è che l’invecchiamento della popolazione, accompagnato da redditi pensionistici insufficienti, finisca per aggravare ulteriormente le condizioni di fragilità di una parte consistente dei cittadini. “È una vera bomba sociale”, sostiene Carella, richiamando soprattutto le difficoltà economiche delle pensionate. “Le nostre pensionate sono già oggi più povere e più esposte al rischio di esclusione economica”. Per la Uil Pensionati, le disparità negli assegni previdenziali sono strettamente legate alle condizioni del mercato del lavoro. Retribuzioni più basse, precarietà, part-time involontario e carriere discontinue finiscono infatti per incidere sui contributi versati e, di conseguenza, sull’importo delle pensioni. Un peso che ricade in misura particolare sulle donne, spesso impegnate anche nel lavoro di cura familiare non retribuito.

Ma la questione economica si intreccia anche con quella sanitaria. Secondo quanto denunciato dal sindacato, le difficoltà di accesso alle visite specialistiche e agli esami diagnostici rappresentano un ulteriore ostacolo per molti anziani pugliesi, soprattutto per chi dispone di redditi limitati. “Per troppe persone anziane ottenere una visita specialistica continua a rappresentare una corsa ad ostacoli”, denuncia Carella, riferendo che diversi pensionati si rivolgono ripetutamente ai centri unici di prenotazione nella speranza di trovare una disponibilità, mentre altri rinunciano alle prestazioni o sono costretti a ricorrere alla sanità privata. Secondo la Uil Pensionati, il problema della rinuncia alle cure interesserebbe un ultrasessantacinquenne su quattro, una stima richiamata dal sindacato che rende evidente la necessità di approfondire il rapporto tra condizioni economiche e accesso all’assistenza sanitaria. Da qui la richiesta alla Regione Puglia di inserire il contrasto alla povertà pensionistica tra le priorità dell’agenda politica, attraverso interventi capaci di sostenere gli anziani, migliorare l’accesso alle cure e rafforzare i servizi territoriali.

“Contrastare la povertà degli anziani significa garantire loro il diritto alla salute, ridurre il numero di coloro che rinuncino a curarsi, prevenire l’emarginazione sociale e sostenere concretamente le famiglie che ogni giorno affrontano il peso dell’assistenza e della non autosufficienza”, sottolinea Carella. Una questione che, secondo il sindacato, riguarda non soltanto i pensionati, ma l’intero sistema sociale pugliese, considerando il ruolo economico e familiare che molti anziani continuano a svolgere a sostegno delle nuove generazioni.

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