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Per i prossimi tre giorni, vorrei che voi scriviate i vostri pensieri più profondi e i vostri sentimenti su un importantissimo problema emotivo che ha colpito la vostra vita. Mi pacerebbe che durante la scrittura vi lasciaste andare nell’esplorazione delle emozioni e pensieri più profondi. Si potrebbe parlare del vostro rapporto con gli altri, come genitori, amanti, amici o parenti, o sul vostro passato, sul vostro futuro, su chi siete, su chi vorreste essere stati….”

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Inizia così la richiesta che Pennebeker, professore di psicologia presso l’Università del Texas,  durante uno studio sperimentale, propone ai partecipanti dello studio, che mirava ad indagare gli effetti della scrittura, o meglio, gli effetti positivi della scrittura intesa come espressione delle emozioni. Al termine dello studio è stato dimostrato che individui sani che avevano avuto la possibilità di analizzare in profondità le loro esperienze più traumatiche, nel corso di un compito di scrittura durato alcuni giorni, avevano un migliore stato di salute nelle settimane successive. Ma non solo. I benefici riguardavano anche altri tipi di output: migliore umore, migliore adattamento, migliore coping, migliori performances.

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Ma perché scrivere fa bene? Inizialmente la spiegazione data riguardava la disinibizione: la scrittura protegge l’individuo dallo stress fisiologico indotto dall’inibizione. Un buttar fuori, un dar libero sfogo a tutto ciò che è represso dentro di noi, a tutto ciò che è dentro di noi e che spesso è taciuto o tenuto nascosto anche a noi stessi. All’opposto dell’inibizione c’è il confronto, ossia il parlare e il pensare alle esperienze significative, il tradurle nel linguaggio per imparare a comprenderle, sia dal punto di vista cognitivo che da quello emotivo. Subito però si è capito che i meccanismi coinvolti sono molteplici. Da qui si sono susseguiti nel tempo diversi studi, che, ognuno con le sue specificità, hanno contribuito a dare un quadro più approfondito e completo dei benefici coinvolti. Essenzialmente sono tre le categorie di spiegazione che possono aiutarci a spiegare il perché dei benefici della scrittura espressiva:

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  • Abituazione: esporre il problema o le emozioni migliora la regolazione delle emozioni mediante l’abituazione;
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  • Cambiamenti nella memoria del lavoro: scrivere può ridurre l’impatto e/o la frequenza dei pensieri intrusivi, liberando la mente dalle distrazioni;
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  • Cambiamento nelle strutture cognitive: la comunicazione delle proprie emozioni può facilitare i meccanismi descritti, ma soprattutto può favorire una costruzione positiva dei rapporti interpersonali, attivare supporto sociale, ottenere aiuto pratico nella soluzione dei problemi.
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È un po’ tutto ciò che ritroviamo all’interno dei blog. dieci anni fa scrivevamo ancora “caro diario”, un qualcosa di prettamente personale, che il più delle volte chiudevamo con un lucchetto, che custodivamo gelosamente. Nessuno poteva leggere le nostre delusioni, le nostre speranze, i nostri desideri più intimi. Poi c’è stato un cambiamento dovuto non soltanto alla nascita del digitale, che ha sostituito il cartaceo, ma un cambiamento profondo, che nasceva dal bisogno di condividere i nostri pensieri, di cercare il confronto, sperare che nel mondo qualcuno la pensasse come noi. Anche questo è stato dimostrato da uno studio portato avanti in Israele su un gruppo di adolescenti. Scrivere su un blog permette un confronto con gli altri, oltre che con noi stessi. Abbiamo paura ad esprimere le nostre paure, le nostre debolezze. Ma scrivere su un blog delle paure e della rabbia può permettere di scoprire persone con vissuti simili, di trovare sostegno, condivisione, e, perché no, anche nuove soluzioni a problemi che ci sembrano impossibili!

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E’ importante sottolineare come lo scrivere, da solo, non basti, mentre risulta utile e a volte necessaria la figura di uno specialista che indichi il modo più efficace per gestire le emozioni e i pensieri più invalidanti.


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