Presentati a noi e ai nostri lettori in poche parole, in pochi caratteri direbbe Twitter, usa insomma le prime che ti vengono in mente per definirti.

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Sono una danzatrice che ama fotografare tutto il bello che colpisce i miei occhi e che, attraverso un percorso del tutto anomalo, ha coronato il suo sogno di poter far parte di una brigata di cucina, anzi,  mi sono spinta oltre e ho supportato Antonio Bufi nel dare forma  a #SerialKitchen la banda di cuochi che attualmente lavora per il ristorante “le Giare” di Bari. Spero da grande di diventare una erborista.

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Ti senti un predestinato o quello che adesso stai facendo è frutto essenzialmente del caso?

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Quello che oggi faccio è nutrire, in assoluto equilibrio tra loro, tutte le passioni che mi governano: danza e cucina e non ritengo sia frutto del caso, bensì di un’ardente necessità del mio essere di manifestarsi.

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Dove e quando è cominciata la tua avventura?

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Tutto è cominciato il 29 aprile 1975 avendo la fortuna di nascere nella terra dei mandorli, la mia amata murgia,  in un occidente ripulito apparentemente, dalle guerre, da un uomo e una donna che mi hanno lasciata libera di sbagliare e costruire. Ma il pieno possesso di me è una conquista degli ultimi anni, quasi avessi raggiunto a quarant’anni, la quadratura del cerchio.

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Raccontaci la tua missione, il tuo obiettivo finale, lo scopo che ti spinge a svegliarti e a fare quello che fai.

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“Consegnare alla morte una goccia di splendore, di umanità, di verità” citando uno dei maestri che ho scelto. La ricerca della qualità è il  mordente, la linfa, l’anelito che mi rende felice appagata e soddisfatta quando vado a dormire stanca e sfatta nel corpo alle due di notte, ma devo ammettere che la mattina nulla riesce ancora ad oggi a darmi la spinta di aprire il primo dei due occhi, nemmeno le voci nella testa.

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Assegnando delle percentuali, secondo te, per riuscire nella vita, quanto conta la fortuna, quanto la bravura e quanto la caparbietà?

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Assoluta protagonista la caparbietà, perché delle tre, è l’unica che ti permette di lavorare su te stesso, di autodeterminarti. La danza classica mi ha insegnato che voler ottenere un risultato, raggiungere un obiettivo è principalmente frutto di disciplina verso se stessi, del proprio corpo, della propria mente e del proprio animo. La bravura, la dote, la fortuna se ce l’hai, le devi saper far fruttare, oppure non ce l’hai e non puoi comprarla al supermercato.

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Il tuo legame con la tua terra d’origine quanto c’è di lei nelle creazioni alle quali dai vita, e soprattutto quanto c’è di lei in te?

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Una delle mie performance di teatro danza, cui sono molto legata, si chiama “terra” (regia di Umberto Binetti) consiste in una mia interazione con del terreno rigorosamente murgiano, delle spighe di grano gentilmente donate da madre natura, semi di ogni genere e tronchi di alberi raccolti durante le mie passeggiate, fino a diventare io stessa con il mio corpo, ulivo secolare di puglia che piange silenzioso per l’irriverenza dell’uomo e del suo assurdo dio denaro. In cucina, per noi di SerialKitchen, tutto quello che questa terra produce, specie quello caduto in desuetudine, è estremamente interessante e importante da valorizzare. Io sono stata partorita da un mandorlo di Palo del Colle e non ho mai pensato di andar via da questa terra.

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Sei un fanatico del ”fast” o il tuo stile è più orientato verso lo ”slow”?

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Assolutamente slow, non foss’altro per coerenza con la mia innata pigrizia.

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Chiudi gli occhi e visualizza un’istantanea in particolare, un momento, un attimo, una situazione nella quale hai pensato ”c*** ce la posso fare sul serio”. 

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L’altra sera un cliente – signora, è possibile avere degli spaghetti col sugo? – (Mo chi la presenta in cucina una richiesta del genere) – ah, possibilmente ben cotti, sa i denti non mi accompagnano più. – L’ho guardato meglio, ho avuto la sensazione che sotto le spoglie di quel vecchietto ci fosse il mio adorato nonnino, mamma che tenerezza mi si è sfondato il cuore. Sono entrata in cucina e ho fatto la richiesta in modo che non potesse essere contestata. A fine cena lui mi dice – lo dica in cucina erano ottimi, ma davvero, anche degli spaghetti col sugo possono essere un’opera d’arte. Ringrazi la cucina da parte mia e grazie per i suoi sorrisi – ecco ogni volta che un cliente esce dal nostro ristorante felice, sento di potercela fare.

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Come tutti, presumo, avrai affrontato anche tu nel tuo ambito lavorativo momenti di scoramento, che ne so, con qualche collega, con un socio, o con l’opprimente e macchinoso titano della burocrazia. Come ne sei venuto fuori?

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Sono una che non resiste molto in un posto, se poi non mi sento a mio agio o se lavoro con persone che son fatte di impasti diversi dal mio, prima o poi vado via. Dare le perle ai porci è un immenso spreco.

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Woody Allen diceva che l’arte del cinema si ispira indubbiamente alla vita. La tua arte, invece, a cosa si ispira?

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Quando danzo do in pasto al pubblico tutta me stessa, in egual modo quando cucino e in questo donarsi e ricevere amore, c’è il segreto per curare l’umanità dalle sue stesse brutture.

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