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BARI – Sono trascorsi due anni e mezzo da quel 24 ottobre del 2013 quando l’allora rettore dell’Università Aldo Moro, Corrado Petrocelli, inaugurò l’asilo nido aziendale in via Celso Ulpiani, intitolandolo a Paola Labriola, la psichiatra uccisa il 4 settembre di quello stesso anno.  La struttura fu rimessa a nuovo con un milione di euro all’interno di un edificio di proprietà universitario non utilizzato.  I lavori, iniziati nel 2012, terminarono nel luglio del 2013. Ad ottobre la cerimonia alla quale prese parte anche il marito della psichiatra, Vito Calabrese.

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Quell’asilo, però, non è mai stato aperto.  A distanza di pochi mesi lo stesso Calabrese condannò duramente la scelta dell’Università di intitolare una scuola vuota e chiusa a sua moglie.  «Sono indignato, è come se avessero piantato un albero già morto», dichiarò.

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Da allora sono passati due anni e mezzo: i cancelli dell’asilo Labriola sono rimasti sempre chiusi. L’Ateneo ha speso soldi per ristrutturare l’edificio, ma era stato inaugurato senza arredi e senza un soggetto che doveva occuparsi della gestione. In sostanza era un edificio vuoto e impossibile da utilizzare. Ci sono voluti due anni e mezzo. Alla fine oggi approderà in cda il capitolato d’appalto: verrà bandita una manifestazione di interesse per individuare un soggetto gestore che si occupi per un milione e 100mila euro per cinque anni  del servizio. Gli arredi al contrario sono stati già acquistati.

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La speranza ora è di non vedere passare un altro anno senza poter aprire i cancelli del primo asilo aziendale dell’Ateneo “Paola Labriola”.


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