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fotoscartoff_2Come è nato il progetto Scartoff e che cos’è effettivamente? \r\n\r\nScartOff nasce nel 2012 con il finanziamento regionale Principi Attivi 2012 della regione Puglia. E’ a tutti gli effetti una ecobottega, occupandosi di artigianato del riuso: trasforma gli scarti in nuovi e unici oggetti di arredo, accessori moda, allestimenti e scenografie. Inoltre è punto di riferimento per l’Educazione Ambientale nelle scuole e in bottega, portando avanti attività di laboratori e seminari su riuso e sostenibilità ambientale.\r\n\r\nQuali sono le spinte che avete avuto o le idee che vi hanno portato a continuare su questa strada?\r\n\r\nAbbiamo un’attenzione di base per la tutela ambientale, un bagaglio di valori e ideali sulla salvaguardia dell’ambiente attraverso piccole azioni quotidiane, la passione per i lavori manuali e l’artigianato, nonché una formazione accademica settoriale (Michela è infatti ecodesigner) tutti elementi che hanno portato a far diventare ScartOff la nostra professione.\r\n\r\nChe effetto fanno le vostre “opere” al pubblico che poi penso si trasformi in clientela? Cosa cercano da voi e cosa poi trovano?\r\n\r\nFin dall’inizio le produzioni made in ScartOff hanno suscitato tanta curiosità, non è di uso quotidiano vedere un rubinetto che diventa una applique. Grazie a questa curiosità abbiamo potuto avvicinare il pubblico e parlare di rifiuti, di riuso e di come anche uno scarto possa diventare un oggetto di arredo o un accessorio da indossare. Da ScartOff principalmente si cerca sicuramente l’inusuale, l’originalità legata alla funzionalità e all’accessibilità. Ci si aspetta di trovare oggetti che siano belli e utili e si trovano sicuramente oggetti belli, utili e sostenibili dato che di base sono scarti di lavorazione aziendale o oggetti destinati alla discarica.\r\n\r\nLe collaborazioni più divertenti? Quali, invece, quelle più strane o a cui non avreste mai pensato?\r\n\r\nCi sono state tante collaborazioni che hanno portato alla realizzazione di oggetti inusuali e curiosi. Tra queste, probabilmente, quella più estrosa è stata la collaborazione con dei ragazzi che a Barletta si occupano di teatro per bambini. Abbiamo realizzato insieme uno spettacolo di burattini a tema ambientale in cui si parla dei materiali e di come va effettuata una corretta raccolta differenziata. In questo caso, a raccontare la storia non sono burattini tradizionali, ma burattini realizzati ciascuno con un materiale di scarto (carta – plastica – alluminio – tetrapack e indifferenziato) che si animano all’interno di un teatrino realizzato con un vero e proprio cassonetto della spazzatura urbana: uno di quei vecchi cassonetti verdi, che era usuale trovare in città prima della raccolta porta-a-porta, rigenerato completamente e trasformato in un teatrino di burattini e, allo stesso tempo, personaggio della storia (sogna di diventare una macchina da corsa).\r\n\r\nCom’è fare questo tipo di arte, trasformare ciò che sembra vecchio in qualcosa di nuovo, bello e artistico, come vi ispirate? \r\n\r\nE’ sicuramente stimolante! Ogni volta trovarsi di fronte a un materiale che di base aveva un’altra funzione e trasformarne le caratteristiche perché possa servire ad altro è un’attività che porta a sviluppare una quantità indefinita di idee e proposte. E’ allo stesso tempo emozionante e gratificante vedere come possa prendere di nuovo vita un oggetto che era, invece, destinato alla discarica.\r\n\r\nCerto, non neghiamo che sia anche abbastanza faticoso perché non è semplice adattare e riadattare ciò che lavori, reinventare ogni volta un oggetto vecchio e logoro e dargli una nuova vita.\r\n\r\nfotoscartoffCome vivete la vostra territorialità? Il vostro essere pugliesi?\r\n\r\nAbbiamo vissuto fuori dalla Puglia per diversi anni e siamo tornate per creare nella nostra terra un’attività utile e diversa dal solito. Qualcosa che non c’era e che potesse portare nuova linfa anche dal punto di vista commerciale. La Puglia è una terra ricca di opportunità che, purtroppo, non vedono tutti gli sbocchi desiderati. C’è tanta attenzione, ma forse non si è del tutto pronti a un cambiamento così radicale come quello proposto dal riuso.\r\n\r\nTraguardi che avete raggiunto, che vorresti raggiungere? E fallimenti fortunati? \r\n\r\nAbbiamo potuto lavorare con la Fiera del Levante per due anni di seguito ed è sicuramente un grande riconoscimento da parte della Regione e degli organizzatori. Abbiamo potuto lavorare nelle scuole e sicuramente è un ambiente su cui puntiamo molto; continueremo a lavorare proprio per diventare punto di riferimento per l’educazione ambientale per le scuole, e non solo, della nostra città e dell’intera regione. Tra i traguardi da raggiungere, sicuramente c’è l’ampliamento dell’attività, lo sviluppo di nuove idee e collaborazioni, la creazione di una grande rete di aziende green e professionisti che insieme possano sviluppare una nuova idea di lavoro.\r\n\r\nUna scena che vivete spesso ma vi emoziona come se fosse la prima volta?\r\n\r\nPotremmo dire certamente il recupero di un oggetto particolare. Una delle scene che viviamo spesso è trovarci di fronte a un oggetto e iniziare a valutare, quasi per gioco, le vasta varietà di trasformazioni e gettare le basi per la lavorazione e trasformazione di quell’oggetto.\r\n\r\nQuanta intimità c’è tra voi e lo strumento che usate, e quello a cui siete più legati?\r\n\r\nAbbiamo diversi strumenti che utilizziamo e a cui siamo affezionate, un’affezione che porta alla naturale canalizzazione dei compiti: per Michela sicuramente è la macchina da cucire, la propensione naturale e l’amore per il cucito e per le potenzialità che lo strumento permette sono alla base del lavoro di sartoria e sartoria creativa; per Antonella possiamo dire che sono due gli strumenti a cui è legata, il computer (amore e odio per lo strumento che permette la comunicazione di quello che facciamo) e il traforo, strumento di precisione che permette di lavorare legno o altri materiali in maniera minuziosa e dettagliata.\r\n\r\n 


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