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E’ partita ufficialmente questa mattina la zona a sosta regolamentata tra via Ravanas, corso Italia, via Veneto e via Trevisani nel quartiere Libertà, ma in pochi sembrano saperlo. In pochi, tra quelli che non hanno già acquistato un pass Zsr, hanno esposto il grattino obbligatorio.\r\n\r\nI vigili però non stanno usando il pugno di ferro: per il momento nessun verbale sulle auto parcheggiate ma i volantini a firma dell’Amtab, che ricordavano agli autisti che da oggi la sosta si paga: “Gentile cittadina e cittadino – si legge – il suo veicolo è in un’area di sosta riservata ai residenti o a pagamento”. Dal 13 giugno però tutto tornerà come prima e i vigili potranno tornare a multare chi non espone il grattino.\r\n\r\nIntanto non sono mancate le polemiche per l’inizio dei nuovi provvedimenti. Casapound nella notte ha coperto alcuni parcometri con sacchi neri, impedendo così ai proprietari delle auto di utilizzarli. “Basta strisce, basta pizzo” – si legge sui volantini. E ancora: “Questo è solo un vergognoso pretesto della giunta comunale per gravare ancora sui portafogli dei cittadini e dei commercianti baresi”. Nella notte hanno anche affisso per tutto il quartiere degli striscioni con lo stesso slogan.\r\n\r\n“La gestione comunale della sosta regolamentata nel quartiere Libertà non è conforme al Codice della strada – dichiara Giuseppe Alberga, referente locale di Cpi – in quanto le strisce blu sono state realizzate in violazione dell’art. 7 del medesimo codice, il quale stabilisce che i parcheggi a pagamento devono essere collocati fuori dalla carreggiata”.\r\n\r\nProtestano anche i commercianti. “Per noi la presenza delle strisce blu non può che portare altre spese, visto che anche quando dobbiamo scaricare i prodotti siamo costretti a pagare il grattino”, racconta il titolare di un negozio di alimentari. “I clienti non si fermeranno per fare acquisti – gli fa eco un altro commerciante – per paura di prendere una multa. Qui ne risentiranno solo le nostre casse e alla fine, viste le spese già alte, saremo costretti a chiudere bottega”.


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