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BARI – Arrestato dalla polizia ferroviaria perché trovato in possesso di marijuana, è stato scarcerato 48 ore dopo. Motivo? “Il fumo mi aiuta a meditare”. Questa è stata la spiegazione fornita al giudice da un tabaccaio 30enne di Toritto durante il processo per direttissima.

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Il ragazzo è stato arrestato venerdì pomeriggio in stazione, a Bari, dopo un controllo: nelle tasche conservava 8 grammi di marijuana. Nella successiva perquisizione domiciliare gli agenti hanno trovato altri 60 grammi della stessa sostanza. Processato per direttissima, l’uomo ha dichiarato di essere “cultore della religione rastafariana”. Ha spiegato di aver allestito nella sua casa una stanza adibita alla meditazione, dove c’è un giradischi con il quale ascolta la musica “rasta” e dove fuma “solo per meditare”.

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La fede religiosa del rastafarianesimo, infatti, ha fra i suoi precetti l’utilizzo della marijuana come erba medicinale, ma anche come erba meditativa, apportatrice di saggezza, ausilio alla preghiera. Tra le caratteristiche dei fedeli “rasta” c’è poi la consacrazione del proprio capo, e dunque l’astensione dalla tonsura e dalla pettinatura, generando cosi le celebri trecce, lunghe e dure ciocche annodate che caratterizzano la chioma di molti fedeli, come quella del 30enne di Toritto. Il giudice, sulla base dell’interrogatorio, ha convalidato l’arresto ma non ha applicato alcuna misura cautelare disponendone l’immediata rimessione in libertà, con rinvio al 5 ottobre per la discussione del processo con rito abbreviato.


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