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Vincenzo Matarrese non c’è più. Quasi uno scherzo per chi come me si era fatto una chiacchierata 15 giorni fa con Fabio, suo amatissimo nipote, diventato per gli scherzi del destino mio genero. Una chiacchierata tra amici che si conoscevano e si stimavano da 45 anni. Abbiamo parlato di futuro e di nipoti. Lui mi chiedeva dei miei che non vedeva da un po’. Amava i suoi, come amava tutta la sua famiglia. Non era abbattuto seppur sapeva che il male con cui lottava era un male subdolo. Lo affascinava il futuro. Non vedeva l’ora di rimettersi in macchina (ha sempre guidato lui) e di tornare sui cantieri tra i suoi operai, fuoriclasse sul lavoro come fuoriclasse erano i giovani passati dal suo club. A poco meno di 80 anni Vincenzo Matarrese guardava avanti. “Vedrai – mi disse- Gianluca Paparesta troverà il modo per risollevare le sorti del Bari. Troverà i soldi per andare avanti”.\r\n\r\nMaledetti soldi. A causa loro tre anni fa aveva dovuto chiudere la sua personale esperienza calcistica. L’azienda Matarrese non poteva più permettersi di firmare fidejussioni per la squadra di calcio. Per salvare le famiglie degli operai doveva mollare e passare la mano. Lo fece a malincuore. Ma i suoi operai venivano prima del pallone. Solo qualche settimane fa, quasi come un riconoscimento postumo, un giudice ha sentenziato che è stato il buco del Bari calcio a trascinare la Matarrese ai limiti del baratro. Destino beffardo.\r\n\r\nEra un uomo che non sapeva far del male e che soffriva quando tifosi sconsiderati lo andavano ad offendere sotto casa, anche a minacciarlo. Si preoccupava in quelle occasioni per Annamaria, amata moglie e fedele compagna di tutta una vita. Lui che aveva gioito, nei tanti momenti belli che pure la sua presidenza aveva regalato alla città, veniva ricordato per gli ultimi anni oscuri. Esattamente quello che era accaduto a De Palo, che però aveva vissuto ai vertici dei club un terzo del suo tempo.\r\n\r\nLe scuse postume di tanti “presunti soloni” di certo gli faranno piacere ma, da lassù, siatene certi, continuerà a tifare per il suo Bari e a tifare per la sua amata città.\r\nIl suo cuore sarà sempre e innanzitutto con tutti gli operai che nei piccoli e grandi cantieri hanno lavorato con lui. Mai “per lui”. Sempre “con lui”. E oggi, dalle prime ore, erano silenziosi e affranti sotto i balconi della sua palazzina, quasi a volerlo proteggere fisicamente, ad aspettarlo li, come facevano a Pasqua e a Natale, per non disturbarlo.\r\n\r\nLascia un vuoto incolmabile nella sua famiglia. In tutti noi che gli abbiamo voluto bene.\r\nRiposa in pace, zio Vincenzo. Se non potremo farci la brace il prossimo luglio come mi avevi promesso, non preoccuparti, è solo rimandata. Di certo potrai continuare a parlare della tua città con Enrico Dalfino, il Sindaco che ti aveva entusiasmato e che quell’agosto del 1991 volle essere con te sul prato del San Nicola per la partita con l’Inter. Io c’ero, umile consigliere comunale a cui Enrico volle affidare la gestione dello sport barese. Un altro Matarrese, Antonio, qualche mese prima, era riuscito a portare a Bari i Giochi del Mediterraneo del 1997. Avevamo tanto da fare insieme. Ma questa è un’altra storia.


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