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L’attacco hacker che ieri 12 Agosto ha interessato il sito web della scuola media Battisti-Ferraris di Bisceglie, non è il primo che ha visto protagonisti i siti web più disparati su tutto il territorio nazionale.

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Il sito web è stato “defacciato” in termini tecnici l’autore o gli autori dell’attacco, mediante un’operazione di “inflating” hanno iniettato alcune parti di codice (istruzioni) all’interno del sito. Tale iniezione ha reso possibile il caricamento da remoto -e senza necessità di possesso da parte dell’autore delle chiavi d’accesso al sistema- di file html e delle fotografie che il sito mostrava al posto della classica homepage.

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Nello specifico, oltre alle classiche scritte che informano l’utente dell’hackeraggio eseguito (Hacked by…), l’immagine riportava anche i testi “Islam is the only religion” (L’Islam è l’unica religione), una scritta in arabo, e ancora “stop killing burma muslims” (stop all’uccisione dei musulmani birmani) e “stop the budhist terror” (stop al terrore buddista). A corredo di tutto ciò, alcune immagini a scorrimento alla base della pagine ritraevano scene raccapriccianti.

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Il gruppo Tunisian Fallaga Team –già sgominato nel febbraio 2015- dalla stessa polizia tunisina a fronte di numerosi attacchi a siti web e ospedali francesi, è stato creato da Majdi anche noto come l’hacker del Califfato. A quanto pare però, qualcuno ha ripreso le redini del gruppo e ha ridato vita ad un nuovo ciclo di attacchi.

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Come vengono scelti i siti “vittima”?

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Spesso i siti hackerati, non vengono scelti appositamente, bensì vengono identificati attraverso degli “scanner” -facilmente reperibili in rete- che segnalano all’esecutore del programma i siti maggiormente vulnerabili grazie a falle presenti nel codice del sito web. A quel punto l’hacker (anche alle prime armi), non deve fare altro che collegarsi al sito ed eseguire l’iniezione riportata in precedenza.

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Un altro metodo utilizzato dagli hacker consiste nella distribuzione gratuita di plugin o moduli per i CMS più comuni (es. WordPress, Joomla, Drupal…) -che diversamente rappresenterebbero un costo per gli sviluppatori di siti web- attraverso vari siti contenenti software e programmi pirata. A quel punto, il gioco è fatto.

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Lo sviluppatore di siti web (molto spesso neofita), installando tali plugin, non fa altro che lasciare una porta sempre aperta al team “hacker” che ha a sua insaputa infettato quel plugin, consentendo talvolta anche un accesso costante al sistema e al suo backend.

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A fronte di quanto specificato e nell’attesa che la Procura della Repubblica -informata dell’accaduto dal sindaco di Bisceglie- attraverso la Questura e la Polizia postale facciano le indagini del caso, parlare di un attacco mirato e di allarme Isis, potrebbe risultare alquanto azzardato.


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