Cinque partite ufficiali (2 di Coppa, 3 di campionato) e tre gol, due su calcio di rigore. Il Bari non sa segnare su azione, ci è riuscito solamente in un’occasione, contro il Cosenza alla prima uscita stagionale, e poi solamente reti dal dischetto degli undici metri. Negli ultimi 360 minuti di gare non è mai riuscito a far male alle difese avversarie, ci è andato vicino ma mostrando più di una difficoltà in fase realizzativa. Sembra essere questo il principale problema di mister Stellone, in realtà è troppo riduttivo dare la colpa ai terminali offensivi.

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Le ragioni di questa astinenza sono “strutturali”: la fase di costruzione del gioco stenta a decollare. Le ali, fondamentali nell’idea di calcio di Stellone, al momento non hanno dato il contributo che da loro ci si aspetta: da Furlan a Martinho, passando per Fedato e Ivan, nessuno si è espresso in maniera costante e sufficiente. In parte perché serviti poco e male, in parte per loro demeriti. Risultato, per Maniero i cross arrivano con il contagocce. Anche nella zona centrale i galletti creano poco, si contano sulle dita di una mano i tiri provati dal limite dell’area offensiva, ad esempio.

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Insomma, il Bari è un cantiere aperto e sono diverse le correzioni da fare ancora, ma era da mettere in preventivo. Lo stesso Stellone ha chiesto tempo e pazienza, almeno un mese. Forse ci vorrà qualche settimana in più, di contro la fase difensiva sembra aver già trovato i giusti meccanismi. Si riparta da qui, d’altronde i campionati si vincono prendendone il meno possibile.

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