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Aule strapiene, grandi spazi di aggregazione e certificazioni di sicurezza mancanti, una palestra e un sistema fognario da rifare. Al liceo Bianchi Dottula di Bari non sono pochi i problemi con cui dovranno convivere, anche quest’anno, i professori e gli 800 studenti dell’istituto che in questi giorni sono tornati sui banchi.\r\n\r\nPochi spazi a disposizione\r\n\r\nA lanciare l’allarme sui pochi spazi a disposizione degli studenti del Bianchi Dottula è la preside Anna Maria Amoruso. “Anche quest’anno – spiega ai microfoni di Borderline24 – Il giornale di Bari – dobbiamo lottare per poter dare una corretta sistemazione a tutte le classi. Da due anni chiediamo, senza successo, che ci vengano messi a disposizione due aule della vicina scuola Melo. E così, siamo costretti a creare anche prime classi con 32 alunni, anche se la media è di 25 studenti per ogni sezione. Delle aule in più ci avrebbero aiutato a gestire meglio le attività didattiche, soprattutto ora che con la “Buona scuola” abbiamo avuto del personale aggiuntivo grazie ai docenti dell’Autonomia”. La mancanza di spazi ha obbligato quest’anno la dirigente a trasferire una sezione nel piano sotterraneo, che ospita anche la centralina del sistema fognario.\r\n\r\nLa preside: “Manca uno spazio per riunire tutte le classi durante gli eventi”\r\n\r\nNon solo spazi dedicati all’insegnamento, mancano anche quelli per i grandi eventi dell’istituto al coperto. L’aula magna ha infatti una capienza di 120 posti; troppo pochi per poter riunire tutte le classi in un unico luogo. E in quei casi viene adottato il cortile esterno dell’istituto, che però d’inverno in caso di maltempo diventa inaccessibile. “Questo perché manca una tensostruttura protettiva – dichiara la Amoruso -. Se ci fosse, avremmo uno spazio a disposizione tutto l’anno per ospitare grandi eventi. Invece ora siamo costretti ad adattarci al meteo: se è bello si fanno, sennò si spostano”.\r\n\r\n

Il cortile dell'istituto
Il cortile dell’istituto
\r\n\r\nInfiltrazioni in palestra e sistema fognario obsoleto\r\n\r\nNel capitolo “lavori da completare” va inserita poi anche la palestra, come conferma la dirigente. E basta fare un giro all’interno delle due aree al coperto dedicate alle attività sportive per rendersi conto del perché: la vernice dei muri è ormai scrostata, con pezzi di intonaco che in alcuni casi sono caduti dalle pareti. “Non abbiamo avuto crolli di intonaco dal soffitto – assicura la preside – ma comunque la guaina impermeabilizzante ha bisogno di una manutenzione totale. Qui invece si fa tutto nello stesso modo: piccoli interventi per andare avanti, ma così non va bene”. E c’è il rischio che se un giorno le infiltrazioni dovessero peggiorare, a farne le spese potrebbe essere l’incolumità degli studenti o del personale docente.\r\n\r\nStesso discorso vale poi per il sistema fognario nel piano sotterraneo, ormai obsoleto, che viene riparato ogni volta che ci sono delle perdite dalle vasche di raccolta, quando invece andrebbe totalmente ripensato, come conferma la stessa Amoruso. Un problema di igiene non da poco, “contando che l’80 per cento degli iscritti – spiega – è donna e quindi la questione è molto delicata”. L’istituto è tuttora alla disperata ricerca di fondi per completare tutte le opere di manutenzione necessarie a garantire la sicurezza degli studenti. Dall’amministrazione della Città metropolitana tutto tace e la scuola non riesce a vincere nessun bando che possa permettergli di avere fondi a disposizione per i lavori.\r\n\r\n \r\n\r\nI certificati di sicurezza mancanti\r\n\r\nIn alcuni casi poi, anche volendo mettersi a norma, per il liceo diventa impossibile a causa dei ritardi dell’amministrazione. Ne sono un esempio i certificati di sicurezza, che il Bianchi Dottula attende da diverso tempo. “Ad inizio anno – spiega la Amoruso – facciamo sempre richiesta di alcune certificazioni di sicurezza mancanti, come quella antincendio, ma non riusciamo ad ottenerle a causa di problemi burocratici”. Il motivo di questi ritardi è dovuto alla querelle relativa alla competenza territoriale dell’istituto, che prima era del Comune, poi è diventato della Provincia ed infine della Città metropolitana. “Ognuno si rimpalla le responsabilità della cosa – conclude la preside – e noi non ne veniamo fuori”.


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