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“L’imprenditore ha collaborato subito quando a gennaio di quest’anno lo abbiamo avvicinato. Per farlo però è andato contro il volere della stessa famiglia”. A fornire nuovi dettagli sul giro di estorsioni perpetrato dal clan Strisciuglio ai danni di un imprenditore è il dirigente della squadra mobile di Bari Luigi Rinella. A quanto pare la famiglia dell’uomo gli ha chiesto di essere omertoso, probabilmente per evitare future ritorsioni da parte del clan criminale.

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Rinella: “L’imprenditore aveva capito che le estorsioni sarebbero continuate”

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Un suggerimento che però l’imprenditore non ha accettato e si è messo subito quindi a disposizione degli inquirenti. “Quando lo abbiamo avvicinato – spiega Rinella – abbiamo capito che non ce la faceva più e che aveva la certezza che le estorsioni sarebbero continuate all’infinito. In questi giri non esiste mai ‘l’ultimo pagamento'”. E così per più di 10 anni – le prime richieste di denaro sono partite nel 2004 – l’uomo ha sopportato che il clan continuasse a incassare da lui regolarmente cifre intorno ai 5mila – 6mila. “In totale – prosegue il dirigente – gli hanno estorto 25mila euro fino allo scorso febbraio”. Le estorsioni sono partite in seguito alla vendita di un immobile di proprietà dell’imprenditore in via Napoli al clan criminale nel 2004, pagata circa 250mila euro.

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Collaboratori incensurati per gestire il traffico di droga 

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Accanto alla vicenda delle estorsioni è emerso poi un traffico di droga nei quartieri Libertà e San Paolo che da diverso tempo il clan gestiva, avvalendosi anche della collaborazione di persone incensurate. “Tra queste – conclude Rinella – c’è una donna che prendeva 100 euro a settimana per gestire la “cupa”, cioè il deposito dove erano state nascoste le provviste di stupefacenti destinate alla vendita”.


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