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A prima vista Vincenzo Screti e Rosalba Stellacci sembravano una famiglia normale in viaggio con il loro figlio di 10 anni. Nessuno poteva di certo immaginare che quelle “gite” a Lecce e a Foggia servivano per trasportare un carico di droga. I due coniugi sono tra gli 11 arrestati nella maxi operazione “Black sheep”, che ha portato alla luce un traffico di marijuana e cocaina – a Bitonto – gestito da Salvatore Dicataldo, legato al clan Conte.

\r\nIl nome Black sheep nasce dal fatto che alcuni degli arrestati erano definiti ‘Li pecuri’. Le indagini – partite a gennaio dello scorso anno da un giro di estorsioni nei confronti di un imprenditore edile – hanno permesso di costruire il sistema di spaccio dei Dicataldo. Gli arrestati sono accusati a vario titolo di traffico e spaccio di droga, estorsione, trasferimento fraudolento di valori e simulazione di reato.\r\n\r\nIl sistema di approvvigionamento\r\n\r\n”Ognuno aveva i suoi ruoli – spiega il comandante provinciale della guardia di finanza di Bari, Nicola Altieri – esattamente come in un’azienda. La marijuana proveniva dalla provincia di Lecce ed era fornita da Salvatore Solombrino e Cosimo Miggiano. In alternativa l’approvvigionamento avveniva da Foggia, da cui prendevano principalmente cocaina, fornita da Giuseppe Volpe”.\r\n\r\nNel sistema la famiglia aveva il ruolo di corriere e gestiva in toto la logistica. La Stellacci essendo incensurata è finita ai domiciliari. Mensilmente il piccolo si assentava da scuola per intraprendere con i genitori i viaggi per il trasporto della droga, così da non destare sospetti in caso di controllo da parte delle forze dell’ordine. Normalmente l’approvvigionamento avveniva “just in time”, ovvero quando c’era una richiesta da parte della clientela e quindi erano necessari rifornimenti più frequenti di droga.\r\n\r\nIl sequestro di beni\r\n\r\nNell’ambito dell’operazione sono indagate altre sei persone e sono stati disposti sequestri di beni per circa 750mila euro. Nello specifico sono stati sequestrati diversi immobili – tra cui uno proprio nel centro bitontino, quattro imprese – relative al commercio di fiori, di carburante e di verniciature – oltre a quote societarie. I quantitativi di droga che l’organizzazione criminale riusciva a smerciare erano importanti: si parla di circa 20 chilogrammi di sostanze stupefacenti al mese, con un giro che fruttava ai Dicataldo circa 40mila euro mensili.\r\n\r\n 


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