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Poste Italiane, i lavoratori protestano in piazza: “No alla privatizzazione”

Pubblicato da: redazione | Mer, 22 Marzo 2023 - 11:52

“Sì all’occupazione, no alla privatizzazione”. Gli striscioni con lo slogan, le bandiere e i palloncini bianchi, rossi e verdi riempiono piazza della Libertà. Aprotestare sono un migliaio di lavoratori di Poste Italiane e i rappresentati di tutte le sigle sindacali – Slp-Cisl, Slc-Cgil, Failp-Cisal, Confasal-Com e Ugl-Com , Confsal – delle province pugliesi. La protesta dei postini arriva in seguito all’annuncio da parte dell’azienda, di completare il processo di privatizzazione, dopo che già il 35 per cento dell’intero pacchetto azionario era stato già concesso ai privati gli scorsi anni.

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Il rischio per i lavoratori

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“Un’operazione che mette a rischio gli oltre 8mila lavoratori di Poste – spiega Vito Battista, segretario generale Slc – Cgil Puglia – Già la prima apertura del pacchetto azionario ha portato problemi per gli impiegati. Non possiamo permettere che il governo porti avanti il disegno di legge che dà l’ok alla piena privatizzazione”.

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“Da quando si è sperimentato il recapito a giorni alterni su Lecce, Foggia e Brindisi – commenta Anna Scarnera, segreteriario regionale Failp – Cisal Puglia -, duecento portalettere sono a rischio. Ora pensano di introdurre lo stesso provvedimento anche a Bari, quanti lavoratori rischieranno il posto di lavoro?”.

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La chiusura degli uffici postali

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Lo sciopero generale indetto per oggi, 4 novembre, ha portato alla chiusura di molti uffici postali in Puglia. Poste ha comunque garantito degli sportelli per tutta la giornata che possano portare avanti i servizi essenziali, come l’invio di pacchi e lettere. Una situazione che ha creato grossi disagi ai cittadini anche a Bari, con lunghe file agli sportelli e ritardi per l’invio della corrispondenza.

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Emiliano: “È un attentato alla Costituzione”

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Allo sciopero ha partecipato anche il presidente della Regione Puglia Michele Emiliano, che si è subito schierato a favore dei lavoratori.

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“Il governo sta provando a trasformare i servizi essenziali in business, come hanno già fatto con le trivelle, l’energia e la scuola. Stanno distruggendo il diritto della Costituzione ad avere un lavoro, non potete permetterlo”.

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